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A scuola di mamma

by Paola Cortazzo

Se vuoi diventare un ingegnere, o un musicista, o uno chef, basterà cercare il percorso formativo giusto e se, ti impegnerai abbastanza e lavorerai con dedizione e costanza, molto probabilmente, lo diventerai.

Io e le mie bimbeMa se vuoi diventare un genitore o, come nel mio caso, una “mamma”, dove si può imparare ??? Per quella che ritengo l’attività più importante del mondo, non esiste un “ammaestramento”. Eh si, sono le mamme che veicolano in questo mondo ingegneri, musicisti e chef, che prima erano dei bambini, semplicemente figli di quelle mamme che imparano ad esserlo “strada facendo”.

Si, c’è l’istinto materno che ti guida e ti fa fare sempre la scelta giusta. O forse sarebbe il caso di cambiare nome (soprattutto in qualche circostanza)  e chiamarlo “spirito di sopravvivenza”.

Ogni giorno nella savana il leone si sveglia e sa che dovrà correre più veloce della gazzella per non morire di fame. Perciò non importa che tu sia leone o gazzella, comincia a correre più veloce che puoi” Proverbio africano.

E’ quello che  mi è capitato moltissime volte. Dovermi mettere a correre (soprattutto mentalmente) per riuscire a trovare nell’immediatezza la soluzione. E non capire più, anche se solo per un attimo, se sono leone, gazzella o mamma.

Situazioni in cui si mettono in atto quei comportamenti che non derivano da qualcosa che hai appreso in qualche aula, ma dalla capacità di mettere in campo attitudini miscelate alla genialità, ispirate dal momento.

La miglior scuola è la vita. L’esperienza. Si. E sappiamo che sbagliando si impara.

Nessun problema a sbagliare purché si impari. E’ facendo di più e di meglio di ciò che abbiamo fatto sbagliando che impariamo”. Fausto Carotenuto – conferenza del 10 maggio presso la Casa Museo Spazio Tadini a Milano.

Di solito è cosi. Quasi sempre. Con un figlio non è automatico. Almeno per me, non lo è mai stato. Nei confronti di un figlio sei consapevole che il tuo sbaglio può ricadere su di lui e … ecco, vi presento la paura.

Antonio Cabrini nel suo libro scrive cosi: “La paura è una delle sette emozioni universali di cui l’uomo ha bisogno a tutela della sua sopravvivenza. Non esistono emozioni buone o cattive bensì emozioni funzionali o disfunzionali allo scopo: la paura è una di quelle vissute come negative ma che, in realtà, ci serve moltissimo; ci permette di essere pronti a reagire, ci aiuta ad imparare dai nostri errori, ci obbliga a fare qualcosa di diverso per vincerla”.

E’ un’emozione importantissima che ci porta ad agire, e a superare noi stessi. E già farlo con noi stessi è impegnativo, ma metterlo in pratica nei confronti dei nostri figli e, soprattutto, non far passare le nostre paure a loro, è un po’ più complicato … forse, la mia paura più grande. Tanto che, a volte, accade cosi …

Matilde, figlia numero 5, sono le 3.00 del mattino e piange ininterrottamente e io non so interpretare il suo pianto.  Avrà fame … no, ha mangiato da poco. Forse, devo cambiarle il pannolino, però è pulita. Sentirà qualche dolore che non sono le coliche, le sto già dando le fiale … Probabilmente sono abbastanza stanca, da quando è nata, Matilde, non dorme per più di 15 minuti consecutivi, ma credo sia il caso di restare calma, se lei sente me agitata, si agiterà di più.

Matteo, il numero  1, a quasi quattro anni parla molto bene e mi chiede come nascono i bambini e io non so se riesco a trovare la  risposta giusta, e oggi penso che quella che gli avevo dato non lo abbia soddisfatto, perché all’età di 10 anni me lo richiede. Forse usare il metodo della semplicità può aiutarmi a sconfiggere la cicogna.

Mamma e MartinaMartina, figlia numero 3, 15 anni. Lei parla poco, non sempre deve averne voglia. Alle 23.30 di una sera come altre mi chiede: “Mamma scendi in camera  mia ??? Ti devo parlare!”  E in quei due minuti in cui scendo le scale per raggiungerla io … ho paura, anzi no, il mio sembra proprio panico … nella mia testa cerco di trovare la risposta a tutte quelle che potrebbero essere le sue domande, ma faccio fatica e allora mi concento sugli occhi, devo controllare la mia espressione, qualunque cosa mi dirà. Mi siedo sul suo letto, lei di fianco a me, e mi dice: “Mamma, senti … sai quella felpa che ti dicevo … possiamo andare sabato a comprarla ???” E, con solo gli occhi che ridono, le rispondo: “Beh … ci organizziamo per sabato, ma se non ci riusciamo, facciamo lunedì, dopo gli allenamenti. Vuoi anche un rossetto nuovo ???”.

Si, credo che la mia paura più grande sia proprio quella di riuscire a farmi guidare dal buon senso sempre nel compiere il mestiere più bello del mondo, ma che è anche il più impegnativo. Per il quale nessuno ha mai insegnato niente in maniera ufficiale, se non sotto forma di un banale consiglio come quello dato per scegliere l’ammorbidente. Forse anche perché quando si parla di come si “fa la mamma” subentrano pensieri legati al giudizio, e ammettere che “questa cosa non la so” potrebbe far apparire inadeguata anche la mamma più in gamba del mondo, piuttosto che accettare e condividere che “a scuola di mamma” ci vai per tutta la vita. Da quando nasce tuo figlio. Per tutta la vita.

Vi abbraccio

Paola ♥

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