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Al primo posto

by Paola Cortazzo

Avete passato una Buona Pasqua ??? Spero davvero di si. Noi si. Io si. Sapete tutti che si dice: Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi” e io ero con chi volevo. Con i miei.

Pasta fatta in casaL’anno scorso Matteo e Massimo non erano a casa per via di alcuni loro impegni e abbiamo aggiunto “Pasquina”, ma quest’anno non è stato necessario. Il giorno di Pasqua siamo riusciti ad andare a messa tutti insieme e poi, tornati, abbiamo fatto la pasta in casa e aperto le uova di cioccolato. E il giorno di Pasquetta abbiamo fatto la nostra scampagnata. Sul tappeto del soggiorno. La tosse di Manu e il tempo non ci hanno permesso di andare al parco in bicicletta come avevamo programmato. Ma, in compenso, non abbiamo avuto problemi con il bagno (con i bambini piccoli serve sempre).

Mi piace passare i giorni di festa insieme ai miei. Anche tutti gli altri giorni. Il primo posto nella mia vita ce l’hanno loro, e senza di loro, marito e figli, la mia vita non avrebbe il valore che ha. E io non sarei la persona che sono.

Una delle primissime cose che vi ho raccontato è stata:Insieme

grazie a mio marito ho conosciuto il vero amore

e anche

… grazie ai miei figli ho imparato a lavorare ogni giorno per essere la versione migliore di me stessa

Ora vi racconto come.

Io e Pino non siamo stati fidanzati per molto tempo. Ero giovanissima quando l’ho conosciuto e, nonostante io abbia sempre avuto le idee ben chiare, avevo tante cose da conoscere, da imparare, anche e soprattutto su di me.

Ci siamo sposati e abbiamo avuto poco più di un anno e mezzo di tempo esclusivo. Solo per noi. Solo io e lui. E mi è sempre piaciuto coccolarlo e viziarlo. Si, lavoravo, ma avevo un sacco di tempo e adoravo preparargli i suoi piatti preferiti. Non faceva in tempo a finire una torta che era già pronta l’altra. E quando tornava a casa il mercoledì sera e trovava le lasagne mi diceva: “Ma oggi non è domenica ?!?!?”

Ho puntato sulla cucina per farlo perdutamente innamorare di me. Così, mentre lui era impegnato a mangiare tutte le cose buone che gli preparavo, io cercavo di smussare quegli spigoli della mia personalità che ogni tanto lo pungevano. In realtà, non è che non lo pungano più, accade ancora, ma in maniera differente e solo quando proprio non riesco a farne a meno.

Le discussioni tra noi due ci sono. Ancora. Anche oggi. Ma il tempo passato insieme ci ha insegnato parecchie cose. La prima. Credo la più importante: quando ti innamori di qualcuno, ti innamori di quello che è e non di quello che vorresti che fosse o di quello che vorresti diventasse. Sono partita dalle mie imperfezioni per comprendere e accettare le sue. Se io mi fossi vista sempre perfetta, probabilmente avrei voluto vedere perfetto anche lui. E poi, sempre grazie al tempo, venivano fuori man mano i nostri valori, le nostre credenze. Ciò che noi avevamo fatto nostro dall’educazione ricevuta, da come eravamo cresciuti. E anche questo ha giovato a nostro favore.

Massimo e MatildeIo sono quella che al primo posto mette il cuore. Gli abbracci, le coccole, gli elogi. Credo che, anche per lui gli affetti e la famiglia, io e i nostri figli, siano al primo posto. Solo, da un’angolazione diversa. Così, sapendo che al primo posto il cuore ce lo metto io, lui ha potuto mantenere inalterata la sua scala dei valori. Lasciando la testa al primo posto, può pensare al lavoro e riuscire a fare tranquillamente tutto ciò che può per non far mancare niente a noi.

La distinzione dei ruoli in casa nostra ci ha sempre avvantaggiati tutti. Sapere chi fa cosa ci ha aiutati a stabilire delle regole, poche ma buone e utili ad una buona convivenza.

Poi siamo diventati genitori. E tutti noi genitori sappiamo quanto sia meraviglioso. E traumatico. Certo all’inizio ci si fa travolgere dallo stupore, dall’incanto. Dal miracolo. Poi tutto diventa quotidianità e nella quotidianità non va sempre come vogliamo noi.

Se ci fossimo posti, io e Pino, davanti ai nostri figli con la nostra individualità avremmo ottenuto risultati diversi, suppongo. Invece, mantenere la nostra integrità come coppia, due persone diverse, che riescono a crescere e creare un’armonia, perché la diversità diventa uno strumento per arrivare  alla pienezza e alla completezza, penso sia stata una buona trovata.Matilde

Esempio: E’ sera tardi e quasi tutti dormono. In cucina ci siamo io, Pino e Matteo, il più grande dei 5. Stiamo chiacchierando su una scelta che Matteo ha fatto ascoltando la sua pancia (no, non sto parlando del cioccolato) Ha scelto di prendersi un impegno nonostante il tempo a sua disposizione non era così tanto e avrebbe corso il rischio di trovarsi a fare due cose nello stesso momento, dovendo escludere una delle due.

Io: “Capisco Matteo che è qualcosa che ti entusiasma parecchio, lo vedo ed è bello che tu faccia ciò che ti piace. Ma tieni conto che   prima di questo, avevi già preso un impegno e devi trovare il modo di rispettarlo”

Pino: “Non ti stai comportando bene”

Matteo e ManuTrovo giusto e completo il nostro modo di porci davanti agli inconvenienti, posizioni diverse, ma che sono le nostre. Lo trovo fruttuoso, ma soprattutto credibile.

Una delle prime scoperte che ho fatto diventando mamma è stata questa: noi genitori possiamo “intervenire” nella struttura della personalità dei nostri figli al 50%, il resto ce lo mettono loro, personalità, carattere. Ma il 50% che spetta a noi genitori deve esserci tutto, e deve essere autentico.

E … il mostrarmi davanti ai miei figli per ciò che sono sempre … anche se si parla di debolezze o sbagli … quando mi espongo con le mie fragilità, nonostante sia il loro punto di riferimento, non lo considero una falla, piuttosto qualcosa che può aiutarli a vivere meglio le loro insicurezze. “Se ce le ha la mamma, posso averle anche io”. E riconoscerle è il primo passo per poterle affrontare.

Quando ho scelto di rimanere a casa dal lavoro per fare la mamma a tempo pieno, sapevo che avrei dovuto accettare dei compromessi e rinunciare a qualcosa. Ed ero consapevole che non sarei stata sola a fare quelle rinunce. Non sono benestante nel senso lato della parola. Se avessi usato la testa, avrei “dovuto” continuare a lavorare. Probabilmente avremmo una vita con qualche consenso in più e qualche fatica in meno. Lavora solo mio marito e a volte è inevitabile dover scegliere la priorità, ma di ciò che ci occorre non manca nulla. Nessuno stipendio, di qualunque importo,  mi avrebbe permesso di comprarmi ciò per cui ho scelto di lavorare. E qualunque rinuncia, ammesso che io la viva come tale, è ben compensata. Martina e MatildePer noi è un piacere farci la pizza il sabato sera, non è un sacrificio non andare in pizzeria. E farci i capelli è vissuto come una coccola reciproca (anche Manu e Matilde passano la piastra sui miei capelli e quelli di Martina), non è una privazione non andare dal parrucchiere ogni settimana. Ci andiamo se serve, ma … mio marito i suoi capelli bianchi se li rasa, e io , quelli che cominciano ad uscire, non voglio ancora coprirli. Sono i primi segni che la saggezza sta finalmente arrivando. E non voglio coprire tutta la fatica che ho fatto fin’ora per arrivare ai risultati di oggi. Che mi piacciono. Mi gratificano. E che mi rendono benestante nel senso vero della parola.

Vi abbraccio

Paola ♥

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