Assemblea di generazioni

by Paola Cortazzo

Wikipedia dice: In sociologia il termine generazione identifica un insieme di persone che è vissuto nello stesso periodo ed è stato esposto a degli eventi che l’hanno caratterizzato. Una generazione raggruppa, cioè, tutti quegli individui segnati dagli stessi eventi ed è distinta dalla coorte di individui nati in uno stesso anno, dal fatto di condividere un sistema valoriale e una prospettiva sul futuro. Definibile solo a posteriori, cioè quando la sua influenza sulla storia e nella società è terminata, una generazione è spesso in almeno una forma di conflitto con la precedente, qualità che contribuisce a caratterizzarla. Gli eventi influiscono sulla generazione che li ha vissuti, determinandone dunque un mantenimento di caratteristiche proprie di quel momento storico, culturale e sociale.

Se fossi nata trent’anni prima o vent’anni dopo !?!?!?! Voi lo avete mai detto???

Appartenere ad una generazione non è una cosa che si sceglie. Come la mamma, la suocera o la cognata, “ti capita”, ed è uno di quegli elementi che sembra definisca la persona che sei , o che dovresti essere. Chi è “abbastanza statico” per natura, generalmente segue una serie di indicazioni quasi imposte dalla generazione a cui appartiene. Chi invece ha una mente un po’ più dinamica ha una visione un po’ più aperta, ma il sentire di appartenere ad una determinata generazione aiuta in qualche modo a creare e fortificare un’identità. E a volte si fanno allusioni a fortuna o sfortuna nell’essere capitati “proprio in quel tempo”.

Beh … potremmo anche dire che noi (quelli che come me appartengono alla generazione chiamata X), non eravamo messi benissimo neanche prima “di adesso”.

Siamo stati cresciuti da un mix di generazioni …

Tra quella che usciva dalla guerra a cui è stato assegnato il compito di ricostruire, riconoscere il valore di una patata (dopo aver avuto solo le bucce), e mettere le basi al benessere di cui avremmo beneficiato in tanti, quella per cui il lavoro “viene prima”
E quella che ha vissuto in una società abbastanza pacifica, in quel benessere che si è espanso alla parità di genere, fatta di persone che per prime hanno raggiunto un buon tenore di vita e un alto livello di istruzione, come non era ancora accaduto.

I pomeriggi li passavamo a studiare o seduti sul muretto della piazza. La mamma lavorava e non stava con noi a fare i compiti ma veniva sempre a sapere se li avevamo fatti, e le uniche spunte blu erano quelle che vedevamo se l’insegnante riportava qualcosa di sbagliato in quello che facevamo, grazie ad una ciabatta. Alle sette e mezza in punto si cenava tutti insieme e una telefonata durava duecento lire. Si aspettavano le quattro per guardare i cartoni animati e la domenica si andava a pranzo dai nonni. Dopo aver studiato e aver trovato lavoro si faceva famiglia e mai ci saremmo potuti immaginare che il progresso, qualcosa che ci porta per dinamismo ad andare avanti, ci avrebbe fatto sentire la mancanza di ciò che è rimasto dietro.

I nostri figli conoscono il mondo attraverso uno schermo, ma non sempre sanno riconoscere il proprio vicino di casa. Masticano internet a colazione, pranzo e cena, ma l’ultima patata nel piatto viene buttata via perché proprio non ci sta. A volte parlano e noi non li capiamo, un po’ per il loro nuovo modo di parlare, un po’ perché la frenesia che ci attanaglia distrae noi genitori. Sono abili nell’utilizzo della tecnologia e nel sentirsi al centro del mondo, dove noi li abbiamo messi. Se non presentano in tempo una verifica, la colpa ricade sui professori che non avevano dato in tempo il preavviso, e noi genitori sgridiamo i professori. Ci hanno insegnato, i nostri figli, ad usare il pc e il touch, questo per quelli dalle visioni più ampie, mentre per gli altri, per quelli che “fai come ti dico” non è stato così entusiasmante l’impatto con la nuova generazione che ha messo al mondo.

E ora siamo finiti tutti insieme in una generazione che qualcuno chiama perduta e interrotta.

Io credo invece sia una buona opportunità per amalgamarci tutti come si fa per le torte, con uova zucchero e farina. Ogni ingrediente si mette con ordine, ma ci vogliono tutti, altrimenti la torta non viene.

Credo anche che quelli della mia generazione abbiano la più onerosa delle responsabilità: ascoltare attentamente chi è qui da più tempo di noi per non perdere l’essenziale, e propendere verso i nostri figli con la certezza di avere qualcosa di buono da potergli offrire.

Credo che un genitore (mamma e papà indistintamente), cominci a pensare a questo atteggiamento (più mentale che fisico) quando ancora il proprio figlio è un fagiolino nella pancia della mamma. Comincia a pensare a come cambiare e gestire meglio lo spazio in casa. Dal bagno spariscono i cassetti pieni di creme, rasoi e rossetti, per lasciare spazio al fasciatoio colmo di pacchi di pannolini. Da casa spariscono tutti gli spigoli. Ma non può far sparire tutto quello che è pericoloso e/o creare un ambiente asettico in ogni passo che compirà.

Mettere al centro della propria vita un figlio credo sia inevitabile. Insegnargli che il centro del mondo è un puntino di cui tutti (indistintamente dalla generazione di appartenenza) possano beneficiare per rendere questo mondo un posto migliore, credo sia un dovere morale di tutti.

Pensate che bella occasione abbiamo tutti, quella di poter dare un nome concreto alla generazione compatta e coesa di cui tutti facciamo parte. Potremmo renderla solida e solidale. Oppure no. Voi cosa preferireste? Io scelgo la prima. E sono convinta che ognuno a suo modo può dare il proprio contributo.

 

Ora, prima di salutarvi vorrei darvi una bellissima notizia che ho ricevuto “fresca fresca” questa mattina.

Sono molto contenta e orgogliosa di dirvi che

“L’Agenda della Mamma a tempo pieno … che vive leggera”

è disponibile e acquistabile da oggi.

Per tutte le informazioni CLICCATE QUI.

Grazie per essere stati con me.

Vi do appuntamento alla prossima settimana e …

Vi abbraccio

Paola ♥

Potrebbe interessarti anche:

Leave a Comment

×

Ciao, sono Paola. Come posso aiutarti ...

× Come posso aiutarti?