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Come topolini in un giorno di pioggia

by Paola Cortazzo

Ho cambiato rotta oggi. E non pubblicando quello che avevo in mente è come se mi sentissi un po’ in ritardo. Non mi stavo truccando o pettinando e neanche mi ero persa davanti l’armadio per scegliere cosa indossare. No. Mi sento in ritardo perché qualche volta capita che i nostri programmi cambiano all’improvviso. E se non si era pensato ad un piano B, bisogna inventarselo. Qualche volta in fretta. Come topolini in un giorno di pioggia.

Oggi io e la mia famiglia iniziamo la quarantena.

QuarantenaGiorno 1

“Ragazzi, papà è stato avvisato da una sua cliente, ieri in tardo pomeriggio, che è risultata positiva al Covid, pertanto farà il tampone e per noi inizia la quarantena. Nel caso in cui il tampone sia negativo finiti i dieci giorni tutto ok, ma nel caso sia positivo e/o qualcuno di noi avverte qualche sintomo  nel frattempo, si provvederà in maniera diversa. Ora dobbiamo solo preoccuparci di RIMANERE A CASA.”

“No mamma aspetta un attimo, vuoi dire che non possiamo uscire e che non possiamo vedere nessuno?”

“Si”

“Devo assolutamente terminare dei lavori che non posso lasciare a metà”

“Bisognerà trovare una soluzione”

“Mamma, ma guarda che nessuno fa cosi… ma cosa dici ???”

“Ecco appunto. Noi non siamo “nessuno”. Noi mica possiamo cambiarlo il mondo, ma qui, dobbiamo vivere. E anche noi faremo a modo nostro.”

Cercare di fare un tampone sembra impossibile da qui ai prossimi 10 giorni, ma trovo una disponibilità per un sierologico. Una sola. Questa mattina.

La parte complicata. Far comprendere che una cosa è giusta anche quando “nessuno fa così”. Far comprendere il prezzo di un sacrificio. Far comprendere che l’oceano è immenso, ma basta una sola gocciolina a farti bruciare gli occhi tanto da non riuscire più ad aprirli.

Comunico alla scuola delle bambine che non frequenteranno fino alla fine della prossima settimana. Daniela mi dice: “Tu stai facendo quello che tutti dovrebbero fare ed è ammirevole, ma tieni presente che è tuo marito che deve attenersi alla quarantena in senso stretto della cosa. Tu e tutti i componenti della famiglia, attenendosi alle dovute precauzioni, potete uscire.”
“Ti ringrazio Daniela ma abbiamo scelto di non farlo, se non per urgenze degne di questo nome”

La parte difficile. Avvisare le bimbe che non andranno a scuola. E sto piangendo. Per loro è stata una grande gioia riprendere. Per loro è una risorsa importantissima e preziosissima la scuola (mai come oggi ne sono convinta). Ok. Sono le 9.08. Si sono svegliate. È arrivato il momento di dirglielo. Loro si svegliano e canticchiando vengono verso di me. Io sono in bagno e sto finendo di vestirmi. Sento le loro vocine “Dobbiamo andare a scuolaaaa… Dobbiamo andare a scuolaaaa” Ok. Non sarà semplice. Ma ci provo.
“Allora bimbe vi devo dire una cosa importantissima. Visto che Manuela ci tiene tanto ad allestire casa per la festa di Halloween e tenendo conto che alla mamma non piace, dobbiamo cercare un giusto compromesso. Ho pensato di fare così. Nei prossimi giorni non andrete a scuola e ci dedicheremo ai preparativi di una bellissima festa che chiameremo ….???” “La festa dei divertimenti” dice Manuela. “Ok. Andremo fuori in cortile e raccoglieremo tutte le foglie che sono cadute e costruiremo delle cose meravigliose … una zucca, una casa .. insomma quello che preferite. Ok?” 

Mi serve un motivo, uno scopo … o solo coraggio

Non siamo bravi a raccontarci le debolezze, e neanche a chiedere aiuto. Apparteniamo ad una società che corre, e per non perdere il passo, talvolta, non ci soffermiamo ad ascoltare per capire bene cosa esattamente sta succedendo. Cosi  ascoltiamo velocemente, continuando a correre. Come topolini in un giorno di pioggia.

“Ricordiamo ai signori passeggeri che è consentita la distanza a meno di un metro solo se si sta in fila uno dietro l’altro evitando di stare faccia a faccia. Il comportamento individuale è sinonimo di responsabilità”

Questo è il messaggio che si ascolta nelle stazioni della metropolitana.

“Gentile cliente, ci scusiamo per il disagio ma il servizio è momentaneamente rallentato a causa delle misure messe in atto per il contenimento del  Corona Virus. La invitiamo a rimanere in attesa o a richiamare più tardi”

Questo è un messaggio registrato che mi ha tenuto compagnia per un paio d’ore mentre cercavo di mettermi in contatto con un operatore di un call center. Era un call center anche prima di febbraio 2020 e non capisco come il covid possa influire su un servizio di assistenza telefonica, da sempre.

“Invitiamo la gentile clientela ad indossare la mascherina assicurandosi di coprire naso e bocca e di mantenere la disposizioni di distanziamento”

Questo è un messaggio che ho ascoltato ogni cinque minuti per un’ora e mezza all’interno di un supermercato mentre facevo la spesa sabato scorso e non capisco perché a distanza di sei mesi ci debba essere ancora qualcuno che ci deve spiegare come va indossata la mascherina.

 

Credo che la maggior parte di noi sei mesi fa non abbia guardato quello che stava accadendo, vivendolo, ma piuttosto come qualcosa da superare in fretta. Spesso si è guardato a qualcosa di già superato perché faceva paura, sembrava irreale. E forse un po’ lo era davvero. E anche la paura correva. Così si contavano i giorni sperando passassero in fretta. Ma non è cosi che si superano gli ostacoli, almeno questo non è quello che ho imparato io. E non è quello che insegnerò ai miei figli.

Se avessimo afferrato che era un periodo da “imparare a superare”, oggi staremmo dentro ad un processo che ci porterebbe verso l’uscita.

E’ un po’ come dire che mi vedo già nonna, con tanti nipotini e con i miei figli grandi ognuno per la propria strada. Non mi godrei tutto il percorso che ci spetta fare insieme. Cosi invece, strada facendo, posso percepire che persona sto diventando, e mi prendo il tempo necessario per capire anche che tipo di persone stanno diventando mio marito (che non è lo stesso uomo che ho sposato quasi 23 anni fa) e miei figli (che sono un po’ cambiati dal giorno in cui sono nati). Se bruciassi le tappe, non mi concederei il tempo di ascoltare, e diventerei una insoddisfacente persona con una vita già vissuta, magari un po’ barbosa e forse anche un po’anarchica (in tutta la bruttezza di questa parola).

Soprattutto non avrei la possibilità di capire se mi serve uno scopo, un motivo … o solo coraggio.

La sopravvivenza è per tutti. Tutti noi siamo portati a compiere gesti per la sopravvivenza di ognuno. Beni primari e secondari. Il necessario e il superfluo. Ognuno di noi, in qualunque ambito, ogni giorno lavora per ottenere la soddisfazione di queste nostre esigenze.  Poi, c’è anche chi sceglie di vivere, e quelle scelte fatte per la sopravvivenza diventano accurate e ben pesate. E la vita acquista un sapore diverso, che sa di nuovo. E di fresco.

Non smetto mai di visualizzare che persona voglio diventare. Questo probabilmente il mio piccolo grande segreto.

Guardare le cose come vorremmo che fossero, prenderci il tempo sempre come un’occasione da vivere e non come qualcosa che abbiamo perso. Il lockdown nessuno lo ha chiesto e voluto ma è una realtà che ci ha toccati tutti. Qualcuno si è arreso ancor prima di iniziare. Qualcun’altro si è reinventato. Qualcuno ha goduto di pane fatto in casa e di vecchie foto guardate sul divano.

Mi dispiacciono le manifestazioni, le offese e i piagnistei ma se mi soffermo su questi perdo del tempo a guardare cose di cui non ho il controllo. Non sono d’accordo con chi nega, con chi viola i diritti e con chi spara sentenze. Non giudico chi sceglie la guerriglia e chi la evita. Non mi basta l’uscita di un nuovo decreto. Mi rattrista vedere come la disperazione riesca a prendere il sopravvento, e lascia poco spazio alla ricerca di soluzioni. Tutte cose che possono piacermi oppure no, ma tutelare la mia salute è un mio diritto oltre che un mio dovere.
Se l’attenzione la lascio e la deposito su cose fuori dal mio controllo, non ottengo risultati e posso solo abbattermi e vivere scoraggiata. Ho messo tutta la mia attenzione su quello che potevo fare, cose di cui avevo il controllo. A partire dalle emozioni, da come mi sentivo. E da come mi sento ancora. Anche oggi. Nel giorno 1.

Giusto per dirla tutta, sono anche un po’  incazzata, ma preferisco scendere in cortile a raccogliere le foglie con Manuela e con Matilde … e poi fare un bel collage insieme a loro.

Prendo la mia posizione e la proteggo con tutta me stessa.

Come sempre, come sono solita fare, come mi piace, anche oggi vi ho parlato di me, di quello che penso, di come mi sento, di quello che provo.

Così ho la sensazione di affermare e sostenere ancora una volta il mio posto nel mondo, in questo nostro mondo

E come sempre, vi abbraccio

Paola ♥

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2 comments

Sonia 28 Ottobre 2020 - 14:41

Santa donna! ❤

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Paola Cortazzo 28 Ottobre 2020 - 14:58

Tieniti pronta. Ti chiamerò appena finisco la farina 😉 ❤

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