fbpx

Distanza ravvicinata

by Paola Cortazzo

Forse non si può sapere con esattezza chi è l’artefice. Forse possiamo immaginare che la cooperazione, la collaborazione e il susseguirsi degli eventi ci regalano la fortuna di una continua crescita ed evoluzione. Anche in termini di distanza. Oliver Lodge nel 1894 costruisce uno strumento in grado di intercettare onde elettromagnetiche. Poi arriva Guglielmo Marconi, nel 1895, e supera la distanza raggiunta da Lodge e arriva a due chilometri. Nel 1989 le distanze arrivano a circa cento chilometri. Tutto questo, e molto altro, sono una serie di esperimenti che portano a realizzare la radio. La radio, Che bella invenzione!!! Inizialmente viene usata per portare notizia, anche e soprattutto in uno dei nostri momenti peggiori, quello della guerra. Finisce la guerra e si pensa alla radio come mezzo di comunicazione. Il 23 febbraio 1920 viene trasmesso il primo servizio radiofonico e la prima emittente radiofonica italiana si chiama  Unione Radiofonica Italiana, ed è un successo. Nel 1928 cambia il nome e da URI diventa EIAR (Ente italiano audizioni radiofoniche).C’è poi un periodo (un altro di quelli brutti) in cui si sente alla radio Mussolini (anche lui dal balcone, quello di Palazzo Venezia), le sue parole sono il suo modo per farsi sentire vicino e presente (un po’ come abbiamo fatto noi nei mesi scorsi … sui balconi a cantare). Nel 1944 EIAR si divide in due e una delle due parti diventa RAI. E allora … ecco che arriva anche la televisione, chiamata anche “mezzo per non far fare i bambini”. Sarà per questo che mi piace poco. Ed ecco che si aggiungono le immagini alla voce. E si hanno famiglie contente. Tutti hanno tutto. Le mamme hanno compagnia mentre stirano, i bambini fanno merenda con i cartoni e i papà si guardano felici la partita di calcio. Tutto questo perché mamma e papà hanno lavorato per avere i bambini prima dell’arrivo della televisione.

Lo confesso, la radio mi piace proprio tanto per cui mi è venuto naturale metterci qualche notizia in più. Sapete, invece, che la televisione non la guardo. Ecco perché la cito appena.

Per quanto mi piaccia fare ricerca e “acculturarmi”, questo non vuole essere un articolo in cui vi parlo di tutto quello che inizia nel lontano 1894 e continua ancora oggi. E chissà dove arriverà … Gli accadimenti, gli accorgimenti, e ciò che arriva dopo quel periodo, e grazie a quel primo approccio e tentativo per ridurre le lontananze, sono stati veri e propri passi da gigante. Ecco che poi arrivano i computer e i telefonini. I mezzi di comunicazione si evolvono. E si evolvono anche le persone. E le persone accorciano le distanze. In effetti, basta pensare che io sono seduta alla mia scrivania e sto parlando a tutti voi. Ma arriviamo a lui. L’inventore dei giorni nostri. Mark Zuckerberg. E … Facebook.

Ricordo come fosse ora il momento in cui Daniele, un mio amico, mi aveva detto: “Devi solo crearti un profilo” Un profilo??? “Si. Una foto. Il tuo nome. Se vuoi inserisci i tuoi dati. Tutto qui”

Così, sono riuscita a rimettermi in contatto con i miei amici di infanzia. Che bello!!! Poi, mi sono accorta che chiunque incontrassi aveva un profilo e poteva essere utile anche a molto altro. Così mi sono trovata con tantissimi amici. Alcuni di loro sono come in diversi gruppi. Gruppi di persone che hanno interessi in comune e … parlano.

E scopro che le persone amano parlare. E … qualche volta succede che le discussioni si fanno più intense …

In un post qualche giorno fa leggo: “perché le madri che lavorano non si fanno aiutare?”Perché dedicano tutto il loro tempo libero alla casa?” e trovo molto interessante questa conversazione, così leggo anche come viene commentato questo post:

“ per prime sono le donne che equivalgono il loro valore a quanto è pulita la loro casa …”

 “bisognerebbe  considerare che se una è a casa è giusto che se ne occupi, se una donna lavora è giusto che si faccia aiutare”

“se una donna chiede aiuto la rende condannabile per negligenza”

“non si dice uno lavora e l’altra no”

 ”gli uomini pensano che pulire sia un umile lavoro da donna”

”le madri devono insegnare a fare”

“si chiama patriarcato e non finirà mai”

”a molte va bene così, ecco il problema”

”se le madri non hanno aiuto, è perché non lo hanno voluto”

”mio marito lavora tutto il giorno e mia figlia va a scuola (molto impegnativa) e poi va a pallavolo”

”se si usa il termine aiutare predispone che sia un compito delle madri

“non si chiama aiuto, si chiama collaborazione”

I commenti sono stati molti di più, e ognuno può fare le proprie considerazioni in merito a quanto vi ho riportato. Per quanto riguarda il tema del messaggio, ovvero il mio modo di vedere e di vivere l’assegnazione dei compiti qui a casa nostra, e di come gestiamo il “chi fa cosa” ve ne parlerò sicuramente in un prossimo articolo.

In merito a Facebook, invece, e all’utilizzo che ne facciamo, questo è il mio pensiero.

Si chiama Social, il che prevede socialità. Le persone socializzano a suon di botta e risposta. A volte però non si tiene conto di alcune cose …

Magari quella persona, non la conosci. Magari si trova in quel gruppo perché ha qualcosa in comune con te, probabilmente non tutto. Magari, a quella persona, gli stai pure antipatico.

Magari quella persona, in quel post, sta chiedendo aiuto e non sempre riesce a trovarlo nelle risposte e nei commenti.

Magari le persone che commentano hanno letto solo una parte del post, e magari in quella parte ci si ritrovano anche … e magari in quel loro commento sparisce l’autore del post.

Così, ci ritroviamo in mano, uno strumento potentissimo, ma che a volte non sappiamo come usare al meglio. Mark … anche tu, potevi essere più chiaro nelle istruzioni … magari oggi ci vorremmo più bene. Chissà cosa penserebbe Oliver Lodge a sapere che oggi abbiamo una distanza così ravvicinata. Basta un click.  

Grazie ancora una volta per essere stati qui con me.

Vi abbraccio.

Paola ♥

Se vuoi rimanere aggiornato e ricevere una mail ogni volta che pubblicherò un nuovo articolo, iscriviti alla newsletter

Potrebbe interessarti anche:

Leave a Comment

×

Ciao, sono Paola. Come posso aiutarti ...

× Come posso aiutarti?