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Fuori (dal) campo

by Paola Cortazzo

Sono circa le 15.30 di pomeriggio. Ma … di quale pomeriggio??? Per tre minuti ho continuato a chiedermi: “Ma oggi è giovedì o venerdì???” E mi è sembrato di non avere alcun riferimento che potesse aiutarmi. Sono stati tre minuti molto lunghi. Ma è possibile che abbia perso la percezione del giorno della settimana inteso come giorno in cui “bisogna” fare delle cose … solo perché quelle cose, al momento, sono rimaste sospese??? A voi è capitato??? Confortatemi … per favore …
… a volte mi sento come un cane che si morde la coda …
Comunque qui si. È possibile. Le (ultime) nostre giornate “quelle che sembrano tutte uguali”, aiutano a perdere il senso. Il senso dei giorni.  La percezione del giorno utilizzato come strumento. Complici sono tutte quelle abitudini che raccogliamo per strada, che in qualche modo definiscono chi siamo, cosa stiamo facendo, ma anche dove stiamo andando. Il martedì Martina ha pallavolo. Il mercoledì danza per le piccole. Il giovedì i ragazzi hanno gli allenamenti. E così via … E quel distacco improvviso dalle nostre abitudini un po’ ci “scombina”. A me, succede. E (piacevolmente) affermo, capita anche ai miei.

Oggi vi parlo di un’abitudine che si è innescata tempo fa e che ha caratterizzato molto (moltissimo)  la mia vita, e soprattutto i miei weekend … ma non solo.

Il calcio. Tutta colpa del calcio. O meglio, grande colpa del calcio, e di come la passione nei confronti di questo sport (che chiamarlo semplicemente cosi mi sembra riduttivo per tutto quello in cui influisce nella vita di tanti), è diventata col tempo interesse, attrazione, desiderio, dedizione ma anche esaltazione, trasporto e perfino tormento (qualche volta).Tutto questo ha agito e influito sulle abitudini di tutti noi (sette) che facciamo parte della stessa squadra.

Il calcio ha la colpa di aver deciso per me cosa fare il sabato, e la domenica, e anche il  martedì e il giovedì (giorni di allenamenti per i miei figli e mio marito) … ma forse anche gli altri giorni della settimana. E probabilmente non ha deciso solo per me.

Allora, adesso vediamo il ruolo che ricopre ognuno dei componenti della nostra squadra.

I miei adorati bambini. I giocatori. Avevano pochi anni e da poco avevano fatto il loro ingresso nella società grazie alla scuola materna. Ma … non gli bastava. Volevano andare a giocare a calcio. Ok, avrei preferito scegliessero nuoto ma l’amore per il pallone aveva vinto. Inizialmente, i due allenamenti a settimana erano il martedì e il venerdì, subito dopo la scuola ed era anche un modo piacevole di trascorrere il pomeriggio, loro “sfogavano” la loro voglia di correre e io chiacchieravo con le altre mamme. Ma non sempre. Con Martina piccolina non sempre è stato possibile. Qui vige la regola del “vince il più fragile”. Prima i bambini, e siccome qui sono tanti, si parte dal più piccolo e dalle sue esigenze, che possono essere: “l’ora della nanna coincide con l’ora della partita, vince la nanna” oppure “oggi piove e tenere Martina immobile sotto l’ombrello per un’ora non si può, ok rimango a casa” … insomma, cose di questo genere.

Passano gli anni, o sarebbe meglio dire le stagioni, e cambiano gli orari degli allenamenti, e anche i giorni. Matteo e Massimo, diventati più grandi hanno lasciato il pomeriggio ai pulcini, ma continuano ostinatamente a correre dietro al pallone, così loro iniziano a cenare in orari differenti dai nostri. Il giorno della partita qualche volta è il sabato e qualche volta la domenica, e ci si regola cambiando e adattando l’ora del pranzo, e della cena, e di tutte le altre cose da fare nel tempo che rimane in quel weekend.

Martina. Lei è spettatrice da sempre. A volte andavamo a vedere le partite, ed era un continuo mangiare patatine, inventare giochi cercando di non disturbare chi era li seduto per vedere la partita, e le corse al bagno per l’immancabile pipì. Avrei voluto poter starmene seduta a guardare i miei bambini giocare ma … mi accontentavo semplicemente di essere li. Poi, altre volte stavamo a casa (per i motivi che vi ho descritto sopra), ma non ho mai capito se le piacesse quando ci andavamo oppure no. Dovrei chiederglielo …

E poi, una volta cresciuta Martina, e arrivato il momento in cui mi sarei svincolata e goduta qualche partita, mi sono trovata nuovamente in balia di “l’ora della pappa” e “l’ora della nanna” “oggi piove, meglio di no”, con l’arrivo di Manuela e Matilde. Sono recidiva, si lo so … e penso ancora che quando piove gli spalti di un campo da calcio non siano il luogo ideale per due bambine, l’abitudine di rinunciare per eleggere la regola del “vince il più fragile” è rimasta.

Tuttavia oggi capita qualche volta che riesca ad andare a vedere i miei ragazzi, e pensate, senza nessuna piccolina da accudire nel frattempo. Loro fanno la nanna e Martina le sorveglia studiando, d’accordo che appena si svegliano mi chiama e io rientro a casa. Da settembre è capitato un paio di volte, e anche se tornavo a casa quando la partita non era ancora finita, per me era sufficiente.

Mio marito. Il mio mister preferito per eccellenza, anche se a volte non sopporto quando chiude la porta e se ne va quasi incurante del fatto che in quel momento vorrei non lo facesse. Si, qualche volta capita, sono una moglie … non un’aliena.

Mio marito si è avvicinato al mondo del calcio quando i miei bambini hanno cominciato a giocare, ma fino a quando erano piccoli, e avevamo solo tre figli le cose erano un po’ diverse …
In effetti, un hobby che diventa passione può diventare invadente, soprattutto se non sono il tuo hobby e la tua passione. Quando tutto è iniziato ero troppo giovane e non sapevo ancora cosa mi sarebbe piaciuto fare la domenica. Col tempo l‘ho capito e ho iniziato a farlo, ma non potendo farlo fisicamente, ho imparato ad usare la mia mente.

La mente ha esattamente lo stesso potere delle mani: non solo afferrare il mondo, ma di cambiarlo” Woodrow Wilson

Cosi, ho cambiato il mio modo di vedere il mio sabato pomeriggio. Non mi vedevo costretta in casa con Martina perché pioveva, mentre i miei bambini erano sul campo a giocarsi la loro partita, con il loro papà, al quale (per il suo ruolo), non era lecito mancare. Piuttosto ho cercato qualcosa da fare che mi tenesse impegnata, per non darmi il tempo di sentirmi in colpa perché ero a casa con la mia bambina, mentre gli altri due miei figli non potevano avermi. Certo che mi dispiace per tutte le volte in cui non sono stata li a guardarli, ed è certo che a volte questa rinuncia mi sta stretta, ma … ho imparato a guardare quei pomeriggi come qualcosa che mi è stato regalato e non tolto.

Poi cosi da un giorno all’altro … è stato sospeso tutto.
Quasi avevo dimenticato cosa fosse la vita senza calcio … peccato che adesso che ho il weekend libero non possa uscire. Oggi, con tanto tempo avuto a disposizione, ho capito cosa mi piacerebbe fare durante il weekend  … probabilmente  viaggiare, per quello ho iniziato a farlo utilizzando la mia mente. Comunque ho già scelto la destinazione della prima domenica libera.

Le cose arrivano e poi se ne vanno nel corso della vita… le passioni, ma anche le pause.
Sarà per questo che questa pausa “forzata” da quella che qui è una grande passione, me la prendo volentieri (che poi non è neanche la mia più grande passione … diciamolo) E poi … vogliamo parlare delle corse che la lavatrice doveva fare per star dietro ai calzettoni da lavare??? Ora no, anche loro sono in pausa nel cassetto. E profumano.

La parte migliore della storia??? Stare fuori (dal) campo, non significa stare fuori dal resto

Ora vi abbraccio e vi auguro un buon pomeriggio. A presto

Paola ♥

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