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Giorno 18

by Paola Cortazzo

Fermarsi davvero, questo è quello che siamo chiamati a fare, e per noi questo è il giorno 18.

Domenica 23 febbraio è stato il giorno 1, qui a casa nostra, il giorno in cui abbiamo cominciato un tempo che … non si sa, quando terminerà.

Il rumore del silenzio che, chi come noi ha potuto sentire perché si è fermato, può essere assordante.

E io, in alcuni momenti, l’ho sentito gridare … quel silenzio.

Altre volte, quel silenzio è stato spezzato.

Siamo nell’era dei social media. Ricordiamocelo che può anche essere una cosa utile e così, anche se in questo momento non dobbiamo avere contatti con nessuno, abbiamo degli strumenti che ci permettono di incontrare tantissime persone.

Sono certa che anche voi, come me (nonostante l’immane sforzo che faccio per evitare), siate stati sommersi da un bombardamento continuo di parole, audio, video, notizie (alcune vere, altre inutili) … che arrivano di continuo ovunque (Facebook, WhatsApp, etc) di persone vestite delle loro migliori intenzioni, ma che poi, nella realtà, hanno prodotto anche pessimi risultati.

Vi racconto chi ho incontrato in questi giorni e chi mi ha fatto pensare, piangere e qualche volta ridere.

Ho visto Angelo Pintus in alcuni video in cui diceva delle cose anche interessanti, ma venivo continuamente distratta dal suo incessante pettinarsi i capelli con le mani  …

Ho visto e sentito Vittorio Sgarbi che ha dichiarato che non crede al Corona Virus e consiglia di usare la tv per guardare film porno … (questo a qualcuno potrebbe essere utile e così ve lo riporto)

Ho sentito un audio che parlava di una manovra economica e strani accordi tra America e Francia contro Cina e Italia.

Ho visto video in cui parecchi ragazzi venivano intervistati mentre tranquillamente seduti al loro tavolo bevevano la loro birra e urlavano il loro rifiuto all’emergenza.

Ho ascoltato dei medici che imploravano tutti noi di essere ascoltati quando proclamavano il patimento del nostro sistema sanitario.

Ho visto la foto di un’infermiera stremata sulla tastiera di un pc.

Ho visto dei bambini spiegare il Corona Virus.

Mi sono commossa guardando e ascoltando i video messaggi che arrivano dalle insegnanti della scuola materna che frequentano le mie bambine, sono riuscita a sentire il  calore delle loro parole e mi piacerebbe che, in questo momento il nostro paese fosse invaso di video come questi… pieni di affetto, pieni del nostro domani, pieni di amore.

Poi, ho sentito una persona che diceva: ” quando ci si ubriaca, viene fuori la parte più vera dell’individuo… se uno è incazzoso si incazza, se è uno felice ride, se è uno triste esce tutta la sua tristezza e in modo semplice ha spiegato che una situazione come quella dei nostri giorni è paradossalmente uguale. In una situazione di emergenza esce la parte più vera di ognuno di noi. Concordo con il pensiero di questa persona. Grazie Claudio.

Non servono le mie parole per capire che se fossimo un popolo di persone responsabili non sarebbe servito un decreto che  VIETA di uscire dalle proprie abitazioni e che, purtroppo, non basta perché nonostante questo, c’è chi continua ad uscire. Tutti abbiamo un motivo (o una scusa) per “dover uscire” ma allo stesso modo TUTTI abbiamo il dovere di attenerci a delle indicazioni che sono state date per tutelarci. TUTTI.

Imparare tutti a rispettare le regole, forse è questo quello che ci rimarrà di questo tempo. O forse riprenderemo come se niente é accaduto. E sarebbe triste se fosse così.

Mi è piaciuto sentire che chi può (come Giorgio Armani, ma anche altri), ha contribuito per diminuire il problema del numero minimo di respiratori, e che se dovessimo davvero andare in esubero con i contagi, potremmo avere così la speranza, le capacità e le risorse di intervenire e aiutare tutti, e non  dover scegliere. E’ triste sapere che i nostri ospedali sono in sofferenza, e che qualunque condizione di salute (oltre al Corona Virus) può diventare un problema da non riuscire a gestire. Penso a quelle persone (bambini, giovani, adulti, anziani) che negli ospedali ci vanno un po’ più di frequente, e che oggi potrebbero avere problemi più grandi rispetto a chi, come noi, deve (solo) stare a casa.

Se vogliamo uscire da questa situazione, dobbiamo stare a casa, e dobbiamo farlo tutti.

Se vuoi bene a qualcuno, non devi vederlo.

Ed è proprio cosi …
Se vogliamo bene a qualcuno, dobbiamo stargli lontano
L’epoca della solitudine … chiamerò così questo periodo quando lo ricorderò… il tempo in cui ci è stato chiesto di stare da soli, per il bene nostro e di tanti … di tutti. Per poter stare di nuovo tutti insieme. E poterci abbracciare nuovamente. Mi mancano gli abbracci.

E poi vedo il Dio denaro e ancora una volta, ahimè, lo vedo in testa (anche se nelle ultimissime ore sta cedendo il passo) … o forse questo è quello a cui tutti ci siamo ridotti.

Prendiamo casa mia come esempio.
Mio marito è l’unico che lavora e che permette di portare il piatto in tavola e vi assicuro che per 7 persone, in casa per due settimane, i piatti da portare in tavola sono tanti. Noi siamo in casa dal 23 di febbraio, anche mio marito, e oltre a quello che ci si può inventare stando a casa, grazie anche  a quei momenti di noia di cui vi parlavo la settimana scorsa, la fame è qualcosa che non manca.. Comunque, torniamo al piatto in tavola … se mio marito non va a lavorare, e se non ci va per settimane, potrebbe diventare un problema andare a fare la spesa, cosi come pagare le bollette, e fare tutto quello che è nostra abitudine fare. Quindi continueremo ad annoiarci, ma moriremo di fame. Si, certo che si troverà una soluzione, ma spero vivamente non dobbiate vedermi in un tristissimo post nel quale chiederò a qualcuno di aiutarmi, di aiutarci. Ora, è ovvio che ho voluto enfatizzare una situazione, ma che è molto vicina alla logica conseguenza per tantissime persone che hanno seguito la loro coscienza e che si trovano, e si troveranno, a fare i conti con questi aspetti. Che ci sono. Per tantissimi.

Ecco allora che spicca ancora una volta, il mio Dio, quello vero, quello che mi consola e che mi ricorda che “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” Mt 4,4

Potremmo anche pensare alla fame che ognuno di noi ha di diventare ciò che crede di essere, pensare alla libertà, alle fatiche nostre e di tutti … e diventare umani. Secondo Jean-Jacques Rousseau “L’uomo è naturalmente buono, ma è la società che lo deprava, lo rende cattivo”. Io non voglio credere a questa affermazione. E credo che potremmo resistere alle brutalità e rendere la convivenza più umana. Ed ecco che diventa bella la fatica che tutti stiamo affrontando, perché ha uno scopo, e forse per la prima volta da quando sono nata questo scopo è comune a tutti e non fa distinzioni di sesso, età, razza, schieramento politico o religioso. Tutti noi abbiamo lo stesso obiettivo. Tornare a scuola e al lavoro. A fare la spesa e a rincorrerci (o insultarci) per le strade per chi aveva la precedenza.

Io personalmente sarò felice di vedere i nonni passeggiare col carrello al supermercato, o di sentirli lamentare in posta per l’eterna coda. Mi andrà bene anche che le bambine si riprenderanno i pidocchi a scuola (perché so che li riprenderanno).

Normalità, ti sto aspettando.

Tutti ti stiamo aspettando.

Aspettiamo che passi.
Aspettiamo che si possa capire meglio.
Aspettiamo le dosi quotidiane di disagio e preoccupazione, che tanto quelle non ce le toglie nessuno.

Aspettiamo di poter tornare alla quotidianità, che ci manca, che davamo per scontata, che oggi ci rendiamo conto di quanto era bella quella monotona, stupida, barbosa quotidianità.

La vita ci ha chiesto di essere responsabili .. tutti.

Voglio continuare a dire e raccontare meraviglie alle mie bambine. Voglio che per loro sia un bel ricordo. Voglio che loro continuino a pensare che il parco è chiuso perché stanno liberandolo dalle foglie cadute in autunno, per dare spazio alla primavera che sta arrivando.
Voglio continuare a preparare la pizza in casa il sabato sera perché ci piace, e non perché siamo obbligati.
Voglio credere che questo tempo ci lasci qualcosa di bello.
Voglio pensare che dopo ogni tempesta, il sole che arriverà sarà accecante per la luce e per il calore che emanerà.

Sono anche questi i momenti che ci definiscono, i momenti in cui lottiamo, e dal come lo facciamo possiamo capire chi in realtà siamo.

Vi lascio con una delle più belle citazioni che io abbia mai sentito:

“Io le ho detto che deve usare l’amore e la pazienza per fare il bene degli altri, soprattutto dei piccoli. Io sono un genio.” Manuela – non ha ancora compiuto 5 anni e la sua sapienza mi disarma. Lei è nata per insegnarmi l’amore.

P.S. non la trovate scritta da nessuna parte, questa frase l’ha pronunciata lei, una sera, qui a casa, mentre spiegava a sua sorella Matilde, cosa fare con i piccolini (i loro bambolotti).

 

 

Torneremo alle  nostre abitudini, sperando che nel frattempo saremo riusciti ad eliminare quelle inutili e … brutte. Torneremo ai nostri aperitivi e alle feste, probabilmente valorizzandole di più. E torneremo ad abbracciarci e a stringerci la mano, e sarà più bello perché sapremo allora che non è scontato. Nel frattempo possiamo pensarci, pensiamoci tanto, pensiamoci spesso, pensiamoci intensamente … e se ci va facciamo passare questi nostri pensieri attraverso il telefono, noi, di questa epoca, abbiamo anche questa di fortuna.

E se proprio non sapete che fare, seguite il consiglio di Vittorio Sgarbi, che mi sembra meglio dell’alternativa.

E ora … che faccio io??? Vi abbraccio. Forte.

Paola ♥

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