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Il giudizio

by Paola Cortazzo

Iniziamo ad avere a che fare col giudizio a scuola. E una delle prove più stimolanti del mio essere mamma, è stata quella di riuscire a trasmettere ai miei figli, che il voto preso in una verifica, accerta il loro livello di apprendimento di quel capitolo. Non identifica loro come persone.

Eh si, tra i doveri di un insegnante, c’è anche quello di dover dare un voto. Ricordo un colloquio con una professoressa di uno dei miei figli. Dopo le presentazioni, lei apre il registro e inizia ad espormi i voti ma … io la interrompo e le dico: “Professoressa, io i voti li conosco. Vorrei che lei mi raccontasse che persona è mio figlio qui a scuola. Per conoscere quella parte di lui che non conosco.”

Altra cosa è riuscire a trasmettere la capacità di gestire quello che, secondo me, è uno dei più ingenti mali del nostro mondo. E soprattutto di questa nostra epoca. Il giudizio.

“Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita!” Luca, 6,42

No. No. Non pensate ai giudizi relativi al blog e agli articoli. Anzi. Approfitto volentieri per Ringraziare tutti voi per il grandissimo affetto che mi dimostrate ogni settimana. Grazie di cuore. Beh, si qualcosa che forse è un po’ limitante nell’espressione è arrivato, ma la cosa che mi ha fatto più sorridere è stato un incontro avvenuto qualche settimana fa con una persona che conosco da tempo ma che non vedevo da parecchio. E cosi, dopo i saluti, le ho chiesto: “Hai letto qualcuno dei miei articoli?” Lei mi guarda, con un’espressione quasi di … rinvio e mi risponde: “Nooo … Io non sono per queste cose” Siamo passate a parlare del tempo e ci siamo salutate. Non ho capito se la sua espressione voleva essere un giudizio, in realtà mi sono chiesta: “Le avrò dato l’indirizzo giusto ???”

“Certo” mi ha detto un giorno Martina “alla tua età è facile dire così, ma a 15 anni è un po’ diverso” “Certo che è diverso” le ho risposto “Abbiamo 26 anni di differenza io e te. Ecco cosa cambia. Ciò che non cambia è che, nessuna di noi due, è il pensiero degli altri. Questo vale per me, e vale per te. Noi siamo per gli altri, ma non siamo degli altri, e non puoi permettere agli altri di cambiare qello che stai diventando e che ancora non è ben definito”

Non ho sempre avuto questo atteggiamento nei confronti del giudizio. L’ho temuto, mi ha ferita, ma principalmente mi ha spronato a capire che io ero più forte e che ho fatto bene a non ascoltare chi ha dato sentenza. Certo che mi ha fatto male. Soprattutto quando i giudizi hanno attaccato quella parte di me che amo di più. Il mio essere mamma. So di non essere una mamma perfetta, ma sono sempre stata consapevole che se avessi sbagliato nei loro confronti, il conto lo avrebbero pagato loro. E ho cercato di sbagliare il meno possibile. Sono sempre stata molto attenta e molto riflessiva. E quando è successo che … stavo facendo la cosa sbagliata, non sono stati i giudizi a farmi riprendere il mio percorso. Ho fatto un passo indietro. Ho rivalutato le mie scelte. E ho ammesso che stavo sbagliando. Il giudizio mi è servito però. A farmi conoscere chi è male e chi fa male.

E un po’ come quando stai viaggiando per andare in vacanza, e ti fermi per fare rifornimento, per mangiare un panino e per sgranchirti le gambe. Poi ti rimetti in viaggio e prosegui per arrivare a destinazione. A quella bellissima spiaggia. E così mi sono accorta che il mio scopo nella vita non è mai cambiato.

Credo ci sia molta differenza tra una critica e un giudizio. Chi ti ama, ti corregge con la critica. Non usa le parole per avvilirti. Parole micidiali. E se ripenso ad alcune parole che mi sono sentita dire in alcune situazioni, voglio credere che, chi le stava pronunciando, non le stava pensando. Sarà perché il mio atteggiamento vuole essere attento verso l’altro, e il giudizio cerco sempre di non darlo.

giudizio

Ma il mio atteggiamento è molto attento anche verso di me. Ho imparato a evitare, non i giudizi, ma le persone che giudicano. Mettendo tutta la mia vita in queste mie parole ogni settimana, e anche i miei tatuaggi, il mio atteggiamento, non potrebbe essere diverso. La vita va sempre amata. La nostra. E quella degli altri. Io vi racconto quanto e come ho imparato ad amare la mia.

“Ho imparato che non posso esigere l’amore di nessuno. Posso solo dar loro buone ragioni per apprezzarmi e aspettare che la vita faccia il resto” William Shakespeare

Vi abbraccio

Paola ♥

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2 comments

Sonia 6 Marzo 2019 - 13:37

Lascia che le persone giudichino chi sembri…
Non tutti devono sapere chi sei!♥️
Cit. Resilienza

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Paola Cortazzo 7 Marzo 2019 - 07:44

Sei sempre presente.
Grazie

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