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Il mio più grande successo

by Paola Cortazzo

14 Febbraio 1998. Ore 11.00. L’inizio di uno dei miei più grandi successi. L’inizio del nostro successo. Mio e di mio marito Pino. Il giorno del nostro matrimonio.

Gli ho chiesto io di sposarmi. Giusto perchè sono sempre stata una ragazza audace. E non potevamo non approfittare del fatto che, quell’anno, San Valentino sarebbe capitato di sabato. Quale giorno migliore per poter coronare il nostro sogno, se non quello dedicato alla festa degli innamorati ???

bandiera americanaLaura, una mia amica, e il suo papà Vittorio,  che ai tempi lavorava con Pino, hanno deciso che dovevamo conoscerci. E cosi, un mercoledi sera, ci hanno fatto incontrare. E come mi guardavano i suoi occhi, me lo ricordo ancora. E ricordo la camicia che indossava, e che mi faceva pensare alla bandiera americana. E quella sera, mentre mi infilavo sotto le coperte, mi son detta: “Io me lo sposo” Avevo 17 anni e le idee molto chiare.

sorriso stampatoE quel giorno è stato meraviglioso. Il cielo era di un azzurro intenso e il caldo strano di quella giornata sembrava volerci portare in estate. Oltre quel giorno, ben oltre.  Quel sorriso, felice e soddisfatto, stampato sulla mia faccia, non si è arreso neanche davanti alla torta che non era quella che avevamo scelto. Mi ha accompagnato da quando mi sono svegliata all’alba, a quando poi, sfinita, sono andata a dormire la sera. Si, certo che ho pianto ( ma il mio sorriso era sempre li, sapevo che il fotografo era in agguato ) e ho trascinato con me, nella commozione di quel momento, quasi tutti gli invitati, in chiesa, durante lo scambio delle promesse. Sarà perchè, più o meno consapevole, quello è il momento in cui metti la tua vita nelle mani di qualcun’Altro, e accogli la sua vita nelle tue. Per sempre. E ti impegni a scegliere lui tutti i giorni della tua vita. Ecco come ci arrivi al successo. Scegliendo di aspettare che rientri a casa la sera e aspettare proprio lui. E lavorare costantemente perchè lui voglia tornare da me ogni sera. E che scelga me ogni giorno.

Capire che è nella quotidianità che si struttura e fortifica il nostro rapporto. Con le nostre qualità, ma anche con i nostri limiti. E nelle nostre diversità. Si, perchè, io e lui, siamo completamente diversi, ma è bellissimo capire che il concetto di “vita insieme” sta nell’armonia che due persone cosi diverse come siamo noi, riescono a creare. E’ come se noi due avessimo i giusti incastri, per creare una cosa sola, e che solo insieme è perfetta. Grazie quasi alle nostre imperfezioni. Che quando si miscelano diventano qualcosa di efficace. E di perfetto. E di magico. Ecco il successo.

E certo che litighiamo. E quando succede “esce il peggio di me”, ma sempre un po’ meglio. Mi spiego: ho imparato a gestire l’emozione  “rabbia”, lasciandola uscire dalla mia pancia. Fino a quando la tenevo li, bruciava, e le lasciavo il controllo. Ma non poteva essere che questo creasse disagio in me, in noi, ma soprattutto in lui. I motivi per cui tra di noi esistono le discussioni sono 2:

  • Gli altri
  • La sua tazza abbandonata sul comodino

E non sono motivi per cui vale la pena rovinare questa nostra bellezza. Cosi ho imparato che …

Gli altri sono altro da noi due, e non hanno diritto, autorità e potere di compromettere ciò che siamo. A volte cediamo, solo quando gli Altri sono i nostri figli, e non sempre “viene facile” gestire le tensioni, e cosi qualche volta capita che … si sbaglia.

La sua tazza, e tutte le altre cose di questo genere, fatte da lui, o anche da me, meglio metterle sul ridere …. diventano aneddoti sui quali ridiamo, anche insieme ai nostri figli. E se invece capita, che per me è la giornata storta, e io quella tazza la vorrei buttare chissà dove, beh … la ignoro, faccio finta di non vederla. Finisce che il mattino seguente è ancora sporca, ma forse, non è poi cosi grave.

Il successo personale nella nostra storia, ho iniziato ad averlo quando ho smesso di puntare il dito su di lui. Quando ho capito che la mia felicità era fare felice lui. Non per lui, ma per me.

Il nostro successo, invece,  è arrivato un pò alla volta … mentre diventavamo grandi e consapevoli. C’è da dire che abbiamo, entrambi, sempre avuto “di noi” l’idea di essere un po’ speciali. Questa è una buona base di partenza. E poi abbiamo imparato ad ascoltarci, a raccontarci, ad aspettarci. Beh … io sono quella che corre un po’ di più, ma questa non è una gara e non  importa “chi aspetta chi”. La conoscenza che abbiamo l’uno dell’altra, ha creato un’intesa e una complicità quasi straordinaria, che mi piace. Il non perdere la propria individualità è stato un ingrediente essenziale. E poi ridiamo, ridiamo insieme e ridiamo di noi.

mio marito PinoSiamo sempre riusciti a mantenere il nosto spazio di coppia all’interno della nostra famiglia. Non è stato sempre facile, e non era scontato. Rarissime volte abbiamo potuto avvalerci dell’aiuto di nonni o zii. Per cui nella nostra prima fase dell’essere genitori, quando i “primi tre” erano piccoli e andavano a nanna, che fosse la sera o il pomeriggio, per noi non faceva differenza, ecco che potevamo andare ovunque, con la nostra fantasia e organizzavamo le cene più romantiche che io ricordi di aver vissuto. Adesso, ci sono motivi per cui, ritagliare questo spazio sembra un pò più complicato …. i “primi tre” sono ormai cresciuti, e quando dormono le piccole, ci sono loro in giro. Ma anche a questo abbiamo trovato rimedio. Scappiamo di casa. E ci rifugiamo al motel.  Si si, avete capito bene. E io trovo romantico anche questo.

E poi, oggi c’è Siri, che risponde ad ogni sua domanda quando, dopo che l’ha fatta a me, io lo guardo e gli chiedo: “Ma sei serio???”. E ditemi voi, come faccio a non ridere.

Ora vi abbraccio, a mercoledi prossimo.

Paola ♥

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