Io sono a casa

by Paola Cortazzo

Qualche sera fa, ero in macchina con una mia Amica e, così, mentre si parlava del più e del meno, ad un certo punto le ho detto: “Che bello sarebbe se tutti avessero la mia visione del mondo” e lei mi ha risposto: “Spiegami come fai”. Ci provo. Lo spiego a lei. E anche a voi.

Credo che tutto parta dall’idea che mi sono fatta sul tempo.

Albert Einstein ha detto: “Il tempo è relativo, il suo unico valore è dato da ciò che noi facciamo mentre sta passando

Beh … lo sappiamo tutti che … il tempo è …

  • Prezioso
  • Da gestire … bene
  • Non si può comprare
  • E che … non torna

Ma … abbiamo tutti la consapevolezza che è davvero così ??? Conoscere qualcosa, non significa capirla.

A me, per capire, è servito tanto tempo. Ma da quando ho raccolto questa immagine e l’ho fatta mia, vi assicuro che il cambiamento dentro di me è stato immenso.

Sono partita così a capire che non c’è niente di scontato, tutto ha acquisito un aspetto diverso e, un gran valore. Ciò che sono e ciò che posso essere per gli altri. Prima di tutti i miei figli. Partendo sempre da me.

Quando ho scelto di rimanere a casa per fare la mamma a tempo pieno, non è stato difficile rinunciare a me, ma non è stato immediato il capire che potevo prendermi del tempo per me.

D’altronde, la scelta l’avevo fatta io e andava bene. A me. Ma anche a chi era indirizzata indirettamente la mia decisione.

Primo, mio marito. Sapendomi a casa (cosa che a lui piace parecchio) ha potuto riorganizzarsi senza l’incombenza di compiti che, a questo punto, spettavano solo a me. Perchè io ero a casa.

Manuela prepara la torta per i suoi nonni.

E poi, anche i nonni. E’ stato inevitabile anche per me (a causa della varicella, ma non solo) essermi appoggiata ai nonni in qualche situazione. E questo andava in conflitto con quel grande pensiero che ho sempre avuto (e che continuo ad avere) nei confronti del ruolo che i nonni dovrebbero avere nella vita dei loro nipoti: dovrebbero essere “quelli dei vizi” e non “quelli delegati all’educazione“. Ma anche questa faccenda era risolta, e loro potevano semplicemente occuparsi solo della parte divertente.

Se i bambini avevano l’influenza non era più un problema, ma solo un’occasione per potersi coccolare di più.

E se la scuola era chiusa per le vacanze, non era necessario il centro estivo. Perchè io ero a casa.

Bene. Tutto bene. Ma non benissimo. Io c’ero sempre. Male che andava, dicevo no a me stessa. La situazione che si era creata, che io  avevo creato, predisponeva questo. E io, non potevo non essere felice. Vedevo, percepivo che finalmente facevo ciò che volevo da sempre. Ma sentivo quella parte silente di me che urlava la fatica nel vivere in funzione degli altri, e non avevo capito la differenza tra vivere per gli altri e dare agli altri la proprietà della mia vita. Sottile differenza.  La bellezza l’ho trovata quando ho afferrato il piacere di vivere per gli altri, e ho lasciato cadere il dovere di farlo.

E il tempo per me è diventato davvero qualcosa di molto prezioso. E tutto è strettamente correlato al fascino di ogni momento, al valore di ogni momento, considerando ogni istante un regalo unico. E poi, mi permette di pensare che, quando di tempo non ne avrò più, quello avuto ho cercato di spenderlo al meglio.

Ecco dove nasce la mia visione del mondo. Ecco perchè cerco sempre il lato positivo di tutto e di tutti. E trovo immediatamente la soluzione in ogni situazione. Non ho voglia di perdere tempo. E non voglio che le persone lo perdano con me. Vorrei poter pensare che i miei figli mi sceglierebbero tra tutte le mamme del mondo. E vorrei poter  riuscire a lasciare sempre un sorriso nelle menti e nei cuori di chi si incontra e si scontra con me. In un libro che ho letto un po’ di tempo fa, avevo preso questo suggerimento: “Scrivi il tuo necrologio” e immaginare le persone, sedute sulle panche della mia chiesa (ovviamente gremita di gente) che ascoltavano attente ciò che io avevo da dire su di me … behh … in parte mi è piaciuto (ovviamente quel foglio era pieno di cose belle) ma … alcune cose no, decisamente. Per cui, non potendo cancellare ciò che non mi piaceva ma che apparteneva al passato, ho cercato di modificarlo per il futuro, che sarebbe arrivato da lì al momento del necrologio vero. Mi sto impegnando seriamente affinchè sul quel foglio potranno esserci scritte solo cose belle.

Non vivo nella paura che tutto, da un momento all’altro possa finire. Ma nella consapevolezza che ogni istante è unico e irripetibile. Chi di voi vorrebbe spenderebbe l’ultimo momento della propria vita in un brutto momento ??? Meglio orientarsi al bello, potendo scegliere. E noi possiamo scegliere. Sempre.

Concentrarmi sulla mia persona, sulla qualità della persona e sui miei valori, mi ha aiutata parecchio ad ampliare il positivo e a rimpicciolire sempre più il negativo, quasi a farlo sparire. Ecco che  mi è venuto un po’ più facile anche far emergere quella parte silente di me che diceva che … aver lasciato il lavoro non significava essersi ritirata in un guscio per non fare i conti con tutto quello che avevo lasciato insieme a quella sedia in ufficio … la mia indipendenza … il mio uscire di casa che non fosse solo per andare al supermercato o dalla pediatra … la voglia di indossare quel tailleur che mi piaceva tanto … e il volermi truccare anche se poi sarei rimasta a casa per tutto il giorno.

E quindi, anche se io ero a casa, ecco che arrivavano i miei momenti, che erano solo miei, che erano solo per me. A seconda dell’età dei ragazzi, e dei cambiamenti che ne derivavano (ogni volta che inizia l’anno scolastico ci sono dei cambiamenti … generalmente qui ci sono parecchi cambiamenti, e ogni anno aumentano …  ci assestiamo e capiamo chi fa cosa e quando, dopo le vacanze di Natale, e quando abbiamo consolidato orari e spostamenti di ognuno, ecco che arrivano le vacanze, quelle estive … e poi, niente, si ricomincia), ho sempre cercato di rielaborare spazi e tempi, per dare ad ogni cosa il giusto tempo … ad ogni cosa e ad ogni persona. Partendo da me. Il mio tempo è indispensabile perchè io possa essere per gli altri la versione migliore di me stessa.

Io sono a casa. Sì. E ho raggiunto quell’equilibrio  che  mi permette di sentirmi gratificata, non scontata. E trovo, in ogni giorno, l’entusiasmo della novità.

Può venire facile chiedersi come riesco a mettere al primo posto la mia famiglia, mio marito e i miei figli, se prima ci sono sempre io … Ve lo racconto la prossima settimana.

In ultimo, vorrei ringraziare tutti coloro che hanno deciso di accompagnarmi nel compito che mi sono presa, nell’aiutare il Banco Alimentare, e vorrei ricordarvi che abbiamo sempre e ancora tempo per arrivare a coprire quella cifra di cui vi ho parlato, entro la fine dell’anno.  Grazie di cuore.

Ora vi faccio i miei migliori auguri di Buona Pasqua sperando che  possa portarvi tanta pace, quella vera. E mangiate tanto cioccolato. Che è buono. Ora …

Vi abbraccio

Paola ♥

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2 comments

Sonia 17 Aprile 2019 - 14:07

Sei il mio esempio! Ma non è facile arrivare alla tua consapevolezza… io ci provo… grazie amica mia!♥️

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Paola Cortazzo 17 Aprile 2019 - 14:28

Anche tu sei un esempio, ognuno di noi lo è per la propria unicità, bisogna trovarla e divulgarla.

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