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La festa dei remigini

by Paola Cortazzo

Quando ho scoperto di aspettare Massimo (il mio figlio numero due per interderci), ero mamma da soli sei mesi. Avevo 22 anni. Si, le idee chiare le ho sempre avute, ma quelle non ti tolgono le paure.

Un bambino piccolo ti assorbe completamente, si prende anche il tempo che non c’è. E’ una cosa naturale dedicarsi completamente ai suoi bisogni. Il mondo prende colori diversi. Sei solo tu e il tuo bambino. A volte solo lui. E di te quasi non t’importa più, tu vieni dopo senza che questo sia un problema.

In effetti, io venivo dopo. Dopo che gli ho dato da mangiare. Dopo che l’ho lavato. Dopo.

Ma quando i bambini sono due??? Che poi, quello che più mi attanagliava non ero io e il mio “dopo”, ma come fare per esserci al momento giusto per entrambi. Avrebbero avuto esigenze diverse, in momenti diversi. Io rimanevo una.

Da una parte mi dicevo: “Si faranno compagnia. Cresceranno insieme. Avranno sempre un compagno di giochi” Ed effettivamente  si fanno compagnia, crescono  insieme e giocano insieme. E anche altro. Ognuno di loro due ha un confidente sicuro, uno di quelli che difficilmente ti tradirà. Una vera ricchezza. Credo che io e mio marito abbiamo consegnato loro (a tutti e cinque, non solo a Matteo e Massimo) un vero patrimonio. La cosa più bella di questo regalo è che loro, tutti e cinque, ne sono consapevoli, anche le piccole.

Ma c’era poi la parte pratica che mi faceva tornare sul pezzo, e soprattutto c’era chi mi consigliava: “Ma come farai???” “Quando sono così piccoli hanno bisogno della mamma … se tu sei con uno non puoi stare dietro all’altro” “Sei così giovane … “

Vi dirò che la parte che predominava era la prima (che poi … è quella che predomina tuttora), ma la seconda infastidiva e mi rendeva vulnerabile. Era … si, un periodo della mia vita, in cui non sapevo ancora confinare e controllare nel modo giusto la spiacevole influenza di chi vede quello stesso bicchiere (che poi era il mio bicchiere) mezzo vuoto. Avevo un modo completamente diverso di non farmi suggestionare. Poi ho iniziato ad amarmi. Veramente. E ho cambiato strategia. Ma di questo vi parlerò un’altra volta.

Poi. E’ nato. Massimo.

La prima volta che l’ho visto è stato come sentirmi dire: “Stai tranquilla”. In realtà è come se me lo avesse detto e ripetuto per tutta la notte che ha preceduto la sua nascita. Il mio travaglio più bello. Ed è quello che mi dice tutt’ora a voce alta: “Mamma, stai tranquilla”.

Mi ha insegnato lui a non avere paura.

Quella notte ce ne siamo stati tranquilli, lui ancora nella mia pancia, svegli insieme per tutta la notte. Insieme io e lui verso il nostro traguardo. Il nostro primo incontro. Avremmo dovuto aspettare la zia che sarebbe arrivata al mattino seguente per occuparsi di Matteo. E sembrava che lui lo sapesse.

E abbiamo aspettato, fino a quando in macchina, in procinto dell’ultimo semaforo prima dell’ospedale, ha iniziato a spingere. Come a dire: “Ora siamo pronti”. L’esperto “ostetrico” che ci stava accompagnando (il papà) non ci credeva che sentivo già le spinte, ma poi arrivati in ospedale, su quel lettino, solo quindici minuti dopo, si era dovuto ricredere quando con indosso solo una maglietta ho partorito. Non ho avuto il tempo di indossare la camicia da parto. “Non me ne hai dato il tempo, Massimo. Come sembra tu non me lo dia mai. Tu sei sempre pronto. Capace. Indipendente. Ferrato. Diligente. Determinato. E sai qual è la bellezza di tutto questo??? Che sia io che tu sappiamo che quando abbiamo bisogno l’uno dell’altra e viceversa sappiamo trovarci. La dipendenza di ognuno di noi due si fonde quando deve e diventa interdipendenza, pronta per la vera collaborazione. Ogni volta che ne abbiamo avuto bisogno ci siamo trovati. Tu sai che la mia mano non si imporrà  mai a voler stringere la tua. Sarà sempre e solo per il vero piacere di tenersi per mano”.

Ridiamo insieme quando ricordiamo la tua festa dei remigini. Tu imbarazzatissimo per le mie lacrime che non ci hanno dato tregua per nessun minuto di quella giornata. Continuavo a cercare tutto quel tempo che era passato e che mi sembrava volato via. E tu eri già pronto un’altra volta.

Un po’ come mi sento oggi.

Giornate  come queste  sono di  grande gioia ma anche condite con qualche misurino di malinconia.

Gioia, immensa, nell’ammirare ogni tuo passo.

Malinconia, parecchia, perché per quanto ne siamo consapevoli e ci impegniamo  costantemente a goderci ogni attimo, stiamo diventando grandi  e ci avviciniamo sempre più al momento del distacco. Quello vero. Quello che ti porta sulla tua strada. Quello che un caffè a settimana (nella peggiore delle ipotesi) dovrà bastare a sostituire quelli che ogni giorno prendiamo insieme. Quello che ci insegnerà a razionare ogni cosa.

Proprio ieri sera, a cena, guardavo i miei ragazzi e dicevo loro: “Arriverà il momento in cui a questo tavolo rimarremo solo io e papà ci ritroveremo qui da soli io e lui e lo spazio per noi ci sembrerà fin troppo”. Vorrò andare a vivere in un camper e stazionare nel parcheggio sotto le loro case???

E non venite a dire (come hanno già fatto) che tanto ci saranno i nipotini. Li adorerò, ma saranno e rimarranno i miei nipotini. E i colori di casa saranno diversi.

Anche oggi è una giornata impegnativa. Mi sembra di essere tornata alla tua festa dei remigini. Le lacrime mi scendono da sole e non riesco a fermarle. La sensazione che tu sia sempre stato pronto, e che io con te, mi sia persa qualcosa, credo sarà sempre con me. Forse per questo ogni volta che ti incrocio ti abbraccio e ti bacio, o forse solo perché sono follemente innamorata di te, dal primo momento che ho sentito di averti con me.

In bocca al lupo, Massimo, per la tua maturità.

In bocca al lupo ai nostri maturandi.

E … Viva il lupo

Un abbraccio a tutti voi, e … a mercoledì prossimo.

Paola ♥

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3 comments

Sonia 17 Giugno 2020 - 14:22

In bocca al lupo …e viva il lupo.. anche per il mio maturando in po’ maturooooo❤

Reply
Paola Cortazzo 17 Giugno 2020 - 14:29

In bocca al lupo, Dede ❤
Dai che poi, usciamo tutti insieme a festeggiare … distanziati 🙂

Reply
Sonia 17 Giugno 2020 - 14:41

Certo che siiiii

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