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La scuola ideale

by Paola Cortazzo

Quello che da sempre mi affascina sono le relazioni, e ancor di più mi incuriosisce il modo in cui le persone interagiscono tra loro.

E se parliamo di relazioni, saremo in molti a pensare che non sono mancati gli insegnamenti in merito, in questo periodo. Uno di questi riguarda la scuola.

La scuola che ho sempre considerato ambiente fondamentale per la formazione (non solo in senso lato) di una persona.

Voi lo ricordate il vostro primo giorno di scuola??? Quando vi siete seduti lì, a quel banco per la prima volta, con la maestra che sembrava scrutare ad ogni domanda, con i compagni tutti nuovi e che sembravano tutti uguali e tutti diversi nello stesso momento, e che la prima cosa in cui cercavi aiuto era la maglietta dello stesso colore della tua per capire con chi stare.

La scuola che non  è solo l’ansia di essere interrogato. La scuola non è solo la sveglia alle 6.30 e le corse per non perdere l’autobus. O i cracker rotti nello zaino.

La scuola è costruzione, istruzione, educazione, cultura ma anche preparazione e maturazione.

E relazione. Il primo luogo in cui impariamo a formare e fare relazioni, e ad avere a che fare con i rapporti umani che non siano con mamma, papà, la nonna e il cane o il gatto … o entrambi.

Ecco poi, i pensieri, le aspettative e i luoghi comuni sulla scuola che, direttamente o indirettamente, abbiamo conosciuto tutti.

Passati i primi due mesi si ha già una fama. Bella o brutta. Dovuta spesso a qualcosa che facevano o dicevano gli altri: il primo voto per esempio. Oppure era solo dovuta dalla prima parola (spesso sbagliata) uscita durante la ricreazione o a quante volte si alzava la mano.

Certo è che da quel primo giorno, ognuno di noi ha cominciato a progettare e a tirar fuori quel personaggio che volevamo mostrare al mondo. Non credo sbagliata l’esistenza del personaggio dentro di noi, purché si limiti a mostrare la vera parte di ogni individuo (anche se centellinata), ad evidenziare il bello e limare il brutto.

La scuola … a me piace vederla così. Io voglio avere questa visione, e nessun’altra. Neanche minimamente diversa da questa.

La scuola ideale.

Quella in cui si parte dallo stesso punto e ognuno arriva al meglio di sé stesso.

Quella che da a tutti le stesse opportunità, senza distinzioni di sesso

Quella che il voto “giudica” le competenze, non la persona.

Quella che se sei una capra vieni bocciato,e se non mostri il rispetto dovuto, vai in presidenza, ti becchi la sospensione e poi vieni bocciato.

Quella che gli insegnanti sono persone, non mostri che incutono terrore

Quella che è sempre pronta ad aiutare tutti, anche quelli che non ce la fanno e hanno bisogno di più aiuto

Quella che tutti ci vogliono andare, perché ogni giorno si impara qualcosa di nuovo

Quella che la prepotenza e il bullismo sono aspetti da fermare, oltre che da capire

Quella che quando l’hai finita sei maturo perché sei pronto alla vita, non  per un pezzo di carta con un numero sopra

Quella che lo studente viene chiamato per nome, e non chiamato in causa perché estratto a sorte con un numero

Quella che ti fa venire voglia di finirla al più presto per andare  a prenderti il tuo posto nel mondo e poter dare il tuo contributo

Quella che fa credere allo studente che chiunque può arrivare ovunque voglia facendo il massimo che si può

Quella che non esiste lo studente di serie A, e neanche quello di serie B

Quella che si è tutti amici tra compagni

Quella che gli insegnanti accompagnano i genitori “a portare grandi i figli”, e che i genitori si fidano degli insegnanti.

Quella che poi, quando l’hai finita, non ti manca più di tanto, se non per le relazioni create, perché il mondo fuori dalla scuola è pieno di uomini e donne che arrivano da quella scuola. Con gli stessi valori. Con gli stessi ideali. Quella scuola che ha portato ognuno a trovare il meglio da trovare, perché lo ha cercato dove andava cercato: dentro di se.

Da quando sono mamma non è cambiata l’idea che ho sempre avuto della scuola, e mi piace continuare a pensare che sia il luogo che ci aiuta a tirare fuori il meglio di ognuno (anche grazie al quel personaggio). Ancora oggi per me è così, che a scuola non ci vado da tempo, ma che continuo a studiare.

Forse presi alla sprovvista dalle nuove dinamiche, ci siamo trovati a pensare che la didattica a distanza ci imponeva problemi legati a questioni tecniche come pc, connessioni, o problemi relativi alla gestione degli spazi (talvolta non adeguati) di casa, del cane che abbaia mentre si viene interrogati. Cose che sicuramente non sono mancate, piccole problematiche, in cui tutti ci siamo ritrovati.

E magari non abbiamo pensato a cosa avrebbe potuto comportare a livello di relazioni, e al disagio che i nostri figli hanno provato quando si sono trovati ad aver a che fare con quel loro personaggio dentro casa. Questa è la cosa che mi ha messa più a disagio in questi 90 giorni.  Sono certa dell’esistenza del personaggio-Matteo, personaggio-Massimo, personaggio-Martina, e in parte li ho conosciuti grazie ai tanti colloqui fatti con i loro professori, ma senza entrare più di tanto nel dettaglio e mantenendo sempre la giusta distanza.

Ecco che la scuola diventa qualcosa di essenziale, oltre che importante.

Penso sia necessario quel luogo, dove ci si forma, dove ci si ferma, dove si impara altro oltre la matematica. I fatti e l’essersi adeguati ad un’emergenza ci hanno insegnato che è possibile studiare anche in un’aula virtuale, ma mentre da una parte abbiamo l’illusione di far parte del mondo, dall’altra abbiamo consolidato che per quanto grande sia questo mondo dagli spazi indefiniti e illimitati, ci limita in maniera quasi crudele davanti alla relazione vera.

E poi, se si chiama contatto umano è perché il contatto dovrà pur esserci.

Sono certa di non essere l’unica ad essere stata investita da domande e riflessioni sulla qualità delle mie relazioni (soprattutto in questo periodo).

Scrollare il registro delle chiamate del nostro smatphone è un’azione che ci aiuta a capire, quanti sono e che rilevanza hanno nella nostra vita, i contatti che abbiamo mantenuto negli ultimi mesi.

Quei numeri chiamati (anche frequentemente) prima del lockdown ma che dopo il 23 di febbraio non hanno registrato neanche una chiamata, non riguardano probabilmente l’essenziale.

Quei nomi che non compaiono nelle ultime due/tre settimane sono probabilmente quelli che “sono utili ma non indispensabili”(per noi e viceversa).

Quelle persone che, invece, compaiono ogni giorno (magari più volte al giorno), anche un giorno si e uno no, sono le relazioni di qualità, quelle per cui (anche reciprocamente) ci si impegna quotidianamente a mantenere considerevole la presenza.

Questa è ovviamente una mia considerazione personale, ma magari porta anche il vostro smartphone a fare una ricerca.

Vorrei concludere dicendovi che, mi auguro dal profondo del mio cuore, che qualunque sia la strada che toccherà percorrere per quanto riguarda la scuola, tenga conto del suo compito principale.

L’uomo è un animale sociale, scriveva Aristotele, e aveva ragione, ma mamma e papà non bastano.

Vi abbraccio e vi do appuntamento a mercoledì prossimo

Paola ♥

 

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2 comments

Raffaella Dellea 21 Maggio 2020 - 12:06

Carissima Paola,
trovo il tuo articolo molto interessante , tratta molte tematiche e da spunti di riflessione semplici ma estremamente concreti.
Leggendo le tue parole ho rivissuto brevemente la mia esperienza scolastica, ho frequentato la scuola primaria in un piccolo pese dove ci conoscevamo tutti e le classi erano piccole. La vera novità è arrivata con l’inizio della scuola secondaria di primo grado, esperienza che ricordo con immenso piacere e poi con il liceo, che per molti aspetti vorrei dimenticare ma che fa parte del mio percorso di vita ed è quindi altrettanto importante. Le emozioni e la socialità intensa degli anni dell’università e quella magica sensazione di essere diventati grandi … tutto questo è scuola.
Da mamma trovo molto interessante il tuo concetto di “personaggio” non avevo mai considerato questo punto di vista. Nonostante gli spazi ristretti e le difficoltà tecniche ho avuto l’opportunità di rispettare questa “identità” dei miei figli perché abbastanza grandi da gestire le lezioni in autonomia ma capisco che per bimbi più piccoli l’intrusione dei genitori nella loro sfera è stata inevitabile e a volte forse imbarazzante e ingombrante.
Cosa dire poi delle prospettive future, come te mi auguro che non si sottovaluti l’aspetto umano, sociale e di interazione. Vorrei che si un nuovo equilibrio basato su tutto ciò che questa esperienza ci ha insegnato e non su rabbia e paura.

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Paola Cortazzo 21 Maggio 2020 - 12:17

Ciao Raffaella, ti ringrazio per questo tuo commento.
Ti ringrazio soprattutto per avermi regalato le tue sensazioni,
così mi hai permesso di guardare quella lucina che ho l’ambizione di accendere con le mie parole,
sei riuscita a restituire una densa percezione ai miei semplici pensieri.
Grazie ❤

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