Le sfide: meglio affrontarle o evitarle?

by Paola Cortazzo

Le sfide mi piacciono, parecchio, e qualche volta sembra proprio che me le vado a cercare, ma le cose hanno una chiave di lettura specifica e ognuno di noi ha la propria percezione di sfida e di reazione ad essa.

Specifico che mi piace la sfida intesa come competizione e non come provocazione. Sono per le sfide che richiedono coraggio e flessibilità e per quelle che non vengono considerate come enormi problemi invalicabili ma come situazioni, magari un po’ avverse, che solo dopo averle attraversate mostrano il bellissimo panorama che c’è dopo.

Serve un pizzico di coraggio per andare oltre noi stessi e per comprendere che, come ogni cosa, le sfide hanno un peso per chiunque.

Sembra che alcune persone non abbiano alcun problema a superare qualunque sfida gli si presenti davanti. Sembra che per loro sia tutto facile. Sembra che siano inermi al dolore. In realtà queste persone hanno solo capito uno dei più importanti segreti:

scegliere di agire e affrontare le avversità è molto meglio che lasciarsi trasportare dagli eventi.

 

Il modo di pensare è diverso, ci si focalizza sulle soluzioni e non sul problema e il proprio modo di pensare cambia radicalmente rispetto a determinate questioni.

Capita che arrivano sfide, in alcuni momenti della nostra vita in cui non ci sentiamo pronti per affrontarle. Questo crea incertezza e anche se sembra paradossale, è il momento migliore per scontrarsi con le nostre paure più grandi e cercare la nostra parte migliore per superare anche i momenti più critici. Solitamente le sfide più dure sono quelle che ci mettono in ginocchio, ma se non andrete in quella direzione, non saprete mai fino in fondo quanto realmente siate capaci di rialzarvi.

Guardate la sfida come qualcosa che vi farà crescere e imparare, e non come qualcosa di limitante perché “con me non funziona”, o “la tua è un’altra storia”. Fatevi stimolare da chi le sfide le affronta e da chi è in grado di rendere agli altri ciò che gli è stato dato e insegnato.

Ascoltate quello che hanno da dire

prendete quello che vi occorre

e fatelo vostro migliorandolo!

 

Tornate alle vostre sfide più complicate quelle che quando c’eravate dentro non sapevate come uscirne ma poi, a guardarle da fuori, il tragitto sembra meno complicato. In qualche modo ne siete usciti. Non sempre serve arrivare primi. E’ essenziale arrivare, secondo il proprio passo, e se anche non ne sarete usciti vincitori, avrete comunque portato a casa una lezione nuova. Non lasciate vincere la paura di sbagliare, di cadere, o del giudizio (quello degli altri, ma soprattutto il vostro). I limiti che incontriamo sono dentro di noi.

Un piccolo suggerimento, pensate a quando non avevate via d’uscita, a quando vi sentivate imprigionati, quali sono le cose che riuscivate a controllare e quali invece hanno controllato voi? Da dove arrivava questo controllo? Da voi o dall’esterno? Erano reali i limiti oppure solo nelle vostre convinzioni?

Ma poi, diciamoci la verità. Quello che ci spaventa di più è perdere la nostra normalità; ci spaventano le cose nuove perché siamo abituati al vecchio e non ci chiediamo neanche più se è quello che vogliamo oppure no. E poi, scusate, qual è la normalità? E’ più di un anno che tutti rincorrono e sperano di ritrovare un equilibrio che non esiste più. Persi nelle vie di vite impostate, non vediamo quelle nuove che ci aspettano. E così perdiamo la bellezza degli istanti che ogni giorno è in grado di regalarci. Impariamo lo spirito di adattamento.

Ogni giorno c’è una nuova normalità e lo sanno bene le mamme che dal momento in cui nasce un bambino ogni giorno la normalità cambia in funzione di quei piccoli progressi che si notano bene a distanza di anni. Gli orari cambiano in continuazione, giornate vissute in completa simbiosi che poi lasciano spazio alla prima separazione, i primi giorni sono legati al sonno e ai pasti di un bambino, che poi si trasformano in giornate in cui ti dirà che fa schifo quello che hai preparato da mangiare e il suo sguardo si trasformerà da “perso dentro di te” a “tanto non mi fai niente” contornato da quel sorrisetto da oppositore cronico.

Per una mamma cos’è una sfida?

  • Potrebbe essere imparare a dormire a singhiozzi.
  • Oppure saper riconoscere cosa indica il pianto del suo bambino.
  • Riprendere il lavoro dopo la maternità o scegliere di lasciarlo.
  • Organizzare sempre in modo nuovo le proprie giornate.
  • Cercare di non far scomparire la donna che è dietro ai ruoli che ricopre.

Tuttavia abbiamo tutti un grande potere: la libertà. La libertà di accettare le nuove sfide (che tanto arrivano comunque nonostante il nostro rifiuto) oppure evitarle e aspettare che… tutto torni alla normalità. In ogni caso quella sfida passerà, e potrete stare sereni… fino a quella successiva!

 

Per chi invece ha accettato di partecipare alla Challenge lanciata la scorsa settimana, ho due notizie per voi:

·       La prima: il mio GRAZIE più sentito per esservi fatti sollecitare♥

·       La seconda: domani si comincia. Buon viaggio!

 

Grazie per essere stati qui con me anche oggi.

Vi abbraccio

Paola ♥

 

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