L’inserimento … vissuto da mamma

by Paola Cortazzo

L’inserimento vissuto da me, dal mio punto di vista … e di vita.

E’ un lasso di tempo che non ha una durata specifica. Facile dire quando inizia. Inizia nel momento in cui accompagno mio figlio a scuola la prima volta, e nonostante lo sto vivendo per la quinta volta con Matilde, non ho ancora capito quando finisce. Forse termina quando ho finito di portare a scuola tutto l’occorrente: asciugamano, bavaglino e tovaglietta, il cambio completo e il lenzuolino per la nanna. Non ho mai portato tutto insieme, ogni giorno porto qualcosa di nuovo, man mano che si allunga la permanenza di Matilde a scuola, cosi come ho fatto anche con gli altri quattro. Forse perché così ho l’impressione che possa durare di più. Forse perché ho bisogno di … tempo (parecchio) per accettare che è arrivato il momento in cui “non basto più solo io”. Forse termina quando capisco che, il distacco è avvenuto, e non fa più male. Non so dire, se ancora siamo in fase di inserimento per Matilde, lei dal secondo giorno, mi bacia e mi saluta. Forse il primo aveva solo bisogno di accertarsi che sarei tornata dopo “due minuti” come da sua richiesta.

E cosi mi ritrovo sulla porta della sua classe travolta da emozioni che a volte possono sembrare irragionevoli, ma ci sono. E ci devo fare i conti. Che poi, con l’andare del tempo, e anche grazie al fatto che ho dei figli più grandi, credo che, mi piacerebbe cambiare nome all’inserimento e chiamarlo “integrazione”. Perché a partire dalla scuola materna fino a … “non ci è dato di sapere”, la vita dei figli è una continua immissione di esperienze. Che sono le loro esperienze. Possono sembrare anche le mie, e forse un po’ lo sono, perché ogni volta, insegnano anche a me emozioni nuove, e imparo come gestirle al meglio. L’essenziale è che tutto questo mi aiuta a distinguere le mie dalle loro.

Alla scuola materna forse la difficoltà aumenta. Per me, è sicuramente cosi. Perché la vedo ancora piccola. Perché è la prima tappa (Matilde non ha frequentato il nido). Perché torno con la mente a qual momento, ancor5a vicinissimo, in cui è nata, quel momento delle nostre vite, in cui lei dipendeva in tutto da me, e raccogliere il cambiamento che sta avvenendo, è faticoso. Poi però la vedo entrare tranquilla, e questo è di sicuro un grande aiuto per me.

Osservo gli occhi di Matilde. Mi parlano e mi dicono: “Ok mamma, io sto qui. Poi ti aspetto, non fare tardi” Poi c’è la sua vocina che mi dice: “Due minuti e poi vieni, ok mamma???” E quindi, ancora sulla porta, la vedo allontanarsi e andare tranquilla verso la sua giornata, e questo mi basta per mettere a tacere la mia ansia, che sta in silenzio e torna a casa con me. Riesco anche a non farla venire fuori quando davanti alla maestra Lore, avrei voglia di fare mille domande, ma … capisco che la maestra è giusto lasciarla ai bimbi, che come Matilde, hanno il diritto di essere accolti e salutati dalla loro maestra. Che non posso e non devo distoglierla da loro. Cosi, me ne vado.

E cosi, a proposito di tempo … mi riorganizzo, anche se non è facile. La prima mattina in cui ho avuto tre ore tutte per me, un’ora è andata via solo per un caffè, con me. Poi ho preso l’agenda in mano e ho cominciato a scrivere quello che vorrei fare e quando farlo. Inizio lunedì prossimo. Fino alla fine di questa settimana userò queste ore solo per me.

Ora, vi abbraccio
Paola ♥

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