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Lo smarrimento quotidiano

by Paola Cortazzo

Quotidiano. Quotidianità. Quante volte uso queste parole ???? Quante volte le avete lette nei miei post. Beh…

Ognuno di noi ha il proprio quotidiano, la propria quotidianità, i propri ritmi.

Ognuno di noi avrà i propri metodi per non smarrirsi, per non perdersi dietro alla quotidianità.

Ognuno di noi porta all’interno della propria quotidianità il proprio essere, i propri valori.

Uno dei “mezzi” che  uso è la messa della domenica mattina. Mi piace andare ad ascoltare come potrei fare, molte volte scrivo quello che ascolto, e poi durante la mia quotidianità cerco di applicare. Cerco. Non vuol dire che sempre ci riesco. Vuol dire che ci provo, e qualche volta ci riesco.

Come faccio a portare nella vita di tutti i giorni quello che ascolto???

Qualche domenica fa, ho ascoltato qualcosa che parlava di famiglia. Mi è piaciuto parecchio e vi riporto alcune di quelle parole.

Amore. Rispetto. Stima. Fede. Tutto questo può aiutarci nelle difficoltà di tutti i giorni …….. Nell’amore reciproco, quello che esiste in una famiglia, perché si possa vivere in un modo migliore ……  Non dimentichiamo di ringraziare chi abbiamo vicino, per il solo esserci …….. Il nostro stare in famiglia sia saper trovare quel luogo sicuro …. Impariamo a chiedere la mano, perché da soli non bastiamo ……. E così saprete che il bene di tutti prevale sul bene del singolo”.

In realtà, mi è piaciuto più di parecchio. Trovo vere queste semplici parole. A volte cose come queste possono sembrare scontate. Troppo ovvie. Ma non sempre, non tutti i giorni è semplice ricordare e mettere in pratica le cose in cui credi, certo, tanto sai che sono lì, così, le rimandi a dopo. Senza pensare che magari dopo non si può.

Un esempio … per lo meno di come si prova a fare qui …

Sono le 8.30 del mattino e generalmente a quest’ora mi trovo da sola con le bambine, ma questa  … è una di quelle giornate partite diversamente. I ragazzi e Pino non sono usciti alle 7.30 come sempre e io ho appena svegliato le piccole per fare colazione. Così ci troviamo tutti e sette in cucina, insieme. Anche se è un giorno della settimana. E forse perché inconsueto, ci sembra più bello. Sono sulla porta per uscire e accompagnare le bambine a scuola e Massimo dice: “Vengo anch’io” Martina si aggrega. L’unico che rimane a casa è Matteo (ed è un po’ strano, lui appena può le accompagna). Così, casualmente e in modo molto facile, nasce un gesto insolito, ma che ci fa iniziare la giornata in maniera diversa, in maniera più ricca.

Cosi, una cosa che si “deve fare” (accompagnare le bambine a scuola) diventa una cosa che “hai voglia di fare”.

Un altro esempio …

Stiamo finendo di cenare io, mio marito, Martina, Manuela e Matilde, quando Matteo e Massimo rientrano dalla palestra. Così, mentre le piccole e Martina si sono messe a guardare quel cartone che guardano prima della  nanna, io e Pino siamo rimasti a tavola con Matteo e Massimo che, mentre cominciavano a mangiare, rispondevano alla mia curiosità: “Allora ragazzi, com’è la palestra ??? Vi piace???” “Si mamma” e poi ancora io chiedo: “Matteo, domani a che ora devi andare in università???” “Presto, domani ci sarà l’appello (per l’esame che deve sostenere)” e io ancora: “Pino, tu domani a che ora uscirai??? Se uscissi alla solita ora, potresti accompagnare tu Matteo fino alla metropolitana …” e lui risponde: “No, non posso e non capisco perché dovrei accompagnarlo io, farei la stessa strada del pullman” “Si certo, lo so” “E allora … Scusami ma io … devo andare al lavoro e alle 8.00 dovrò essere in una zona che non c’entra con la metropolitana” “Si, lo capisco Pino ma … se uscissi alla solita ora, dovresti riuscire ad arrivare in tempo dopo aver accompagnato Matteo” ribatto io. E lui ancora: “No, non posso … e poi non serve”. La conversazione non è andata avanti, o meglio, l’ho portata avanti da sola, nei miei pensieri. Io ho continuato a pensare (e lo penso ancora) che se Pino fosse uscito alla solita ora, avrebbe guadagnato mezz’ora insieme a suo figlio, da soli loro due, magari a parlare della partita di calcio vista insieme la sera prima, o magari avrebbero percorso quel tragitto in silenzio, ma … insieme. Sarebbe stato come quando, un giorno in settimana, andiamo tutti insieme ad accompagnare le piccole a scuola, una cosa strana, ma bellissima.

A volte basta pochissimo per non finire nello smarrimento quotidiano. Molte volte non si guarda quel pochissimo come qualcosa di essenziale e di importante. E per non correre il rischio di vivere lasciando quel pochissimo, servono impegno e accuratezza in tante, innumerevoli, infinite piccole cose.

P.S. Matteo è andato col pullman. Fine della storia.

Vi abbraccio

Paola ♥

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2 comments

ANDREA ZOMBOLO 22 Febbraio 2020 - 14:09

“……e se Pino fosse uscito alla solita ora, avrebbe guadagnato mezz’ora insieme a suo figlio, da soli loro due, magari a parlare della partita di calcio vista insieme la sera prima, o magari avrebbero percorso quel tragitto in silenzio, ma … insieme……”
Pino…. scusami ma….. quando te lo propone…FALLO !!…credimi ..FALLO ! non guardare solo l’aspetto tecnico./operativo…. LEI sente cose che noi uomini non possiamo sentire ..ma ascoltala…ti prego…. un caro abbraccio ….e non smarritevi…. tenetevi sempre per mano..

Reply
Paola Cortazzo 26 Febbraio 2020 - 08:08

Ho fatto la foto al tuo commento e l’ho mandata a Pino, potrebbe usarla come screenshot.

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