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Mamma al ristorante

by Paola Cortazzo

Mi stavo godendo il mio Piano B. Massaggio, percorso benessere e … silenzio. Quel silenzio che ogni tanto ho esigenza di ascoltare. Ero nel posto giusto. Ero con la mia mamma e, sedute al tavolo del ristorante per la cena, notiamo due famiglie sedute vicino al nostro tavolo. Erano circa le 22.00.

 

 

 

Due famiglie con due figli ciascuna. La prima: moglie, marito, una bimba di circa cinque anni e un bimbo di otto o nove anni. I genitori stavano al cellulare, ognuno sul proprio, e il bimbo dormiva con il viso appoggiato sul tavolo. La bimba più piccola, invece, era seduta in braccio al papà che sbirciava sul suo cellulare. La seconda famiglia composta da mamma, papà e due bimbi di circa dieci e dodici anni. I genitori, anche loro al cellulare, anche loro ognuno sul proprio, e i due fratellini giocavano insieme sul tablet.

 

Mi sono guardata come se per un attimo fossi seduta a quel tavolo con mio marito e i miei cinque figli, soprattutto con Manuela, di quattro anni, e Matilde, di due. Mi sono vista portare via il piatto ancora pieno per non essere riuscita a finire. Mi sono vista alzarmi per accompagnarle in bagno almeno quattro volte. Mi sono vista piegata sotto al tavolo per raccogliere i pezzi di pane, e di tutto il resto,  finito li sotto.  Questo sarebbe stato  il contorno che avrebbe accompagnato le chiacchiere del nostro tavolo. Chiacchiere come quelle che facciamo a casa, di solito durante le nostre cene, senza tv e senza cellulari per il nostro momento quotidiano, anche se caotico.  Mi è venuto spontaneo interrogarmi sul perché io mi trovassi li da sola, senza di loro. Le piccole impegnano molto, anche a tavola e ancora creerebbero un po’ di frastuono nella sala di un ristorante come quello in cui mi trovavo, dove le persone si recano per mangiare in tranquillità. Noi preferiamo il Mc Donald’s,  perché oltre al fatto che ci piace, è un luogo dove riusciamo a sentirci a nostro agio, perché la nostra presenza rumorosa si miscela con il fragore del posto. E sotto al tavolo ci sono già cose, prima del nostro arrivo.

 

Ma torniamo al ristorante. Ho lasciato andare quei pensieri e sono riuscita a godere un po’ di tranquillità. Meritata, credo. Ho cenato chiacchierando per tutta la sera. Senza sentirmi in colpa perché le mie piccole erano già a dormire da quasi un’ora. Ma contenta che non fossero in un contesto non adeguato alla loro piccolissima età.

Ho sentito tante volte: “I figli si adeguano” “Si abituano” Io ho sempre pensato, invece, da mamma, che avrei  dovuto adeguarmi io alle loro esigenze, e così ho sempre fatto. Per le piccole è tutt’ora così, ma così è stato anche per Matteo, Massimo e Martina fino a quando erano piccoli: alle 21.00 a nanna. Tutti i giorni, feste comprese.  Natale, Capodanno, il giorno del compleanno, e simili. Stessa cosa per l’ora del pranzo o della cena.

Non credo di dover chiamare questo aspetto rigidità. In passato penso di averlo fatto, ma preferisco pensare che sia un aspetto che rispetti le esigenze dei miei bambini, che vengono prima delle mie. Non mi ha mai creato problemi rinunciare ad una cena o ad una festa che avrebbe creato disarmonia nella routine che avevo impostato. Forse per questo , non mi sento in colpa se, oggi capita che, mi trovo da sola seduta al tavolo di un ristorante.

 

E proprio mentre mi godevo quel giorno, tutto mio, che sostituiva L’Evento delle Mamme, trovavo una delle possibili risposte per cui L’evento non si è fatto. Forse la mia voce non è arrivata a tutte quelle mamme che come me, non vanno al ristorante con i figli e con il tablet.

Rilassata … vi abbraccio.

Paola ♥

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