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Mamma multitasking

by Paola Cortazzo

Non mi sento una mamma impeccabile, so di non riuscire a fare o a dire sempre la cosa giusta. Sono piuttosto una mamma che si mette in discussione, che chiede scusa se sbaglia, che è alla continua ricerca di collaboratori sani che possano aiutarmi ogni giorno a poter svolgere al meglio il mio lavoro. Eh si, perché io lo considero un vero e proprio lavoro.

Nonostante non percepisca stipendio. Nonostante la società si ricorda bene di noi mamme quando vuole proporci un prodotto da comprare o una scuola da scegliere, e poi svanisce. Nonostante, tante volte e tante mamme, se ne stiano li … dietro ad una finestra a guardare (talvolta in silenzio) il mondo che cammina, inconsapevoli di quanto preziose siano.
Nonostante tutto questo,  fare la mamma è bellissimo, ma tuttavia capita che ti sfinisce. E poi capita che ci si possa sentire “definite” dalle cose che avvengono, dai giorni che passano e dai figli che crescono e soprattutto, da come crescono. È un duro lavoro.

Quando mi capita di ricevere dei complimenti del tipo: “Complimenti signora, i suoi figli sono proprio educati” me li prendo, certo, ma a metà, e rispondo: ” Grazie, ma il merito è loro. Sono loro che scelgono di servirsi di ciò che io e mio  marito gli abbiamo mostrato e insegnato”.

Più che altro puntiamo sull’esempio, io e mio marito, consapevoli che non è sempre giusto. Avete presente quei genitori, che non discutono mai davanti ai figli, che sono sempre d’accordo sulle decisioni prese davanti a loro, che quando uno dice una cosa l’altra annuisce in segno di consenso ??? Ecco. Non siamo noi.

Ma educare significa anche saper mostrare che non è sempre tutto perfetto e tutto a posto. Significa far fronte alle proprie debolezze, lavorandoci su, e non evitandole. L’ideale sarebbe il saperle mostrare sempre con la giusta misura, ma a volte rimane un’utopia.

Mettersi in discussione??? Sempre, ed è l’unico modo che conosco per valutare cosa, come e dove migliorare. E poi, sapere che “sbagliare è umano” mi aiuta a perdonarmi quando sbaglio. E anche se a volte è difficile, mi perdono lo stesso. Un po’ meno riesco a farlo nei confronti degli sbagli  di mio marito, ma … ci sto lavorando. Ancora. E ancora per molto tempo, suppongo, ma questo è un altro articolo.

Tornando a me, trovo le risposte del frutto del mio lavoro, attraverso loro, i miei figli, e averne cinque, significa anche sentirsi una mamma multitasking.

Che mamma sarei stata se avessi avuto solo un figlio …

Ognuno dei miei figli ha il proprio carattere. Ma io sono una, e interagire nel modo giusto con ognuno di loro mi ha sempre impegnata parecchio. Mi è sempre piaciuto ascoltarli (a volte dovendomi limitare ad ascoltare atteggiamenti, o silenzi),  per capire che persone fossero, e riuscire così ad andare oltre al mio modo di guardarli. E così poi, anche io ho diversi modi di vedermi mamma …

Se fossi solo la mamma di Matteo, mi vedrei come una mamma perfetta-mente italiana. Una di quelle che ha saputo instaurare un bel rapporto con il proprio figlio, quel rapporto in cui ci si dice tutto, fino a quando sarò l’unica donna della sua vita (oltre le sue sorelle). Quella mamma che svuota la borsa del calcio, bagnata e puzzolente, perché lui va via presto al mattino e rientra tardi la sera, a da mamma capisci e agisci. Una di quelle che chiede la taglia della giacca quando andiamo a comprare un nuovo vestito, ma che poi capisci che non è il caso.

Se avessi avuto solo Massimo, mi sentirei una mamma moderata. Istruita a regola d’arte, di quelle che “l’ansia non la conosce”, di quelle che si fidano e che sanno che il proprio figlio ha staccato il cordone ombelicale prima dell’ostetrica. Sarei una mamma pronta ad avere un figlio autonomo e indipendente dal momento in cui è nato.

Sarei una mamma un po’ “impanicata”, in attesa, e un po’ in difficoltà, se la mia unica figlia fosse Martina. Il mio punto debole. Martina mi assomiglia parecchio e ho da sempre avuto la paura di agire in maniera prevenuta nei suoi confronti. E qualche volta, credo di averlo fatto. I conflitti poi aumentano, perché siamo donne e il rapporto tra due donne, che sono forti e determinate entrambe, qualche volta risulta complicato. Così mi hanno detto. E così mi vedo mamma in attesa che quella sorta di competizione si trasformi in un’intesa meravigliosa.

 

Mamma “accessoria” se fossi solo la mamma di Manuela. Cioè, utile ma non indispensabile. Che quando le spieghi un concetto, lei lo sapeva già. Quella bambina che non ti fa sentire la fatica, che ti ascolta quando parli e capisce cose che vanno oltre i suoi pochi anni. La consapevolezza in persona. Manuela.

 

 

Mamma in prova se ci fosse solo Matilde. Lei mi mette alla prova da quando era nella pancia e tutt’ora sfida continuamente ogni mia parola e ogni mio gesto. Si ribella per ogni cosa, da quando è nata. Mi vedo mamma che va a tentativi, per riuscire a sbagliare il meno possibile, sperando che anche quando sarà grande le persone che incontrerò potranno dirmi: “Signora. Ma com’è educata sua figlia”. Così, giusto per prendermi la mia parte di merito.

Probabilmente, visto poi come è andata, ero fatta per avere più di un figlio, forse per creare il mio equilibrio, e a beneficiarne non sono solo io. Anche loro. Il mio sentirmi (e vedermi) mamma in diverse sfaccettature mi aiuta nei momenti di scoraggiamento, in quelli oberati di entusiasmo e così rimango schiva rispetto alle aspettative che potrei avere nei miei confronti.

Sono loro, i miei figli, che mi hanno insegnato tantissimo, quasi tutto quello che so, sull’essere mamma.
Il mio essere mamma si miscela al loro essere, così meravigliosi, così come sono, così… da rendermi la mamma che sono. Non perfetta, ma soddisfatta.

E … ovviamente tutto questo mi piace.

Vi abbraccio

Paola ♥

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