Mamme e lavoro: un optional costoso.

by Paola Cortazzo

Quando la donna è mamma, il lavoro diventa un optional a volte molto costoso, sia che il lavoro ci sia, sia che non ci sia.

Se la donna sceglie di lavorare si trova di fronte alle più svariate situazioni da gestire. Tra le tante, una volta rientrata dall’ufficio, le toccherà scegliere se pulire il frigorifero, andare a fare la spesa o giocare con i propri figli, e molto spesso le decisioni si prendono “da sole”, senza la propria approvazione, non per quello che si vorrebbe fare, ma in base a quello che si deve fare. Così se qualcuno dicesse “hai sacrificato la famiglia” si potrebbe correre il rischio di credergli.

Se invece sceglie di dedicarsi alla casa, e/o ai figli probabilmente sarà una alla quale sta bene così. Una che alla fine si ritrova a casa a fare tutto lei. Un po’ per le circostanze (marito che lavora, figli che studiano, etc) un po’ perché “sei a casa e spetta a te”.

E’ una scelta faticosa e molto spesso dolorosa, e piuttosto che essere legata ai desideri di una donna come dovrebbe essere, è condizionata da pensieri e azioni che provengono da luoghi comuni, che la maggior parte delle volte, servono solo a fare nascere inutili sensi di colpa. Occhio alle convinzioni sbagliate.

Spesso la scelta diventa priva di libertà:
  • quando la retta del nido è un costo troppo alto da sostenere
  • quando il problema non è la retta ma i tuoi orari di lavoro, perché lavori in un supermercato fino alle 21 e alle 18.00 non sai come andare a prendere tuo figlio
  • quando sei fortunata e rientri nel 21% al quale viene concesso il part time ma è verticale
  • quando arriva una pandemia e i nonni non posso più dare il loro supporto
  • quando la pandemia ti concede di lavorare da casa con l’entrata in vigore dello smart working, ma hai lo schermo del pc in comune con la dad di tuo figlio
Le cose che si sentono e/o che si leggono sono sempre le stesse:

una serie di provvedimenti da mettere in atto sono in cantiere e molte risorse economiche verranno impiegate per risolvere le molte lacune.

Le cose che accadono anche:

mancano supporti veri e capaci di sostenere le mamme che lavorano

Finisce che la mamma rinuncia, rimane a carico del papà e si carica di quella che prende le sembianze di una recessione. Per la frustrazione, l’impossibilità di dare il proprio contributo economico in casa per sostenere le spese, la mancanza di indipendenza, e si corre il rischio di lenire la propria individualità. Molto spesso le mamme rimangono in silenzio e tutto questo può portare scompiglio in quell’equilibrio che dovrebbe esserci grazie alle definizione dei ruoli, oneri e onori di mamma e papà , e si creano situazioni di disagio troppo spesso.

La donna rimane così sommersa e sottomessa ancora oggi, e mi tornano in mente le parole di San Paolo a riguardo, che potrebbero essere interpretate in modo romantico e credere che “lui volesse intendere la donna come la base di tutto, l’appoggio sicuro, e chi sorregge tutto sta necessariamente sotto, non sopra a guardare il panorama” ( tratto dal libro “Sposati e sii sottomessa” di Costanza Miriano)

Quando ti sposi e dici si, non per forza stai dicendo che non dirai più di “no”, non a tutto per lo meno. Vi sono cose che non devi aver paura di perdere. Essere sposata e diventare madre non significa perdere la propria personalità. Non significa perdere i propri sogni. Non significa perdere la propria indipendenza. E non necessariamente perché “tuo marito ti lascia libera di poter essere te stessa” ma perché tu sei e rimani una persona libera. Così come hai pronunciato liberamente quel si, così come liberamente hai messo al mondo dei figli, continuerai liberamente a dire no se lo vorrai e non solo perché oggi, al contrario di un tempo, la donna può dirlo. Non è detto che quando una donna dice no, lo dice solo perché può farlo. Magari quel “no” lo vuole davvero.

Queste le parole di Papa Francesco in occasione del 25° anniversario della “Mulieris dignitatem: “Tante cose possono cambiare e sono cambiate nell’evoluzione culturale e sociale, ma rimane il fatto che è la donna che concepisce, porta in grembo e partorisce i figli degli uomini. Chiamando la donna alla maternità, Dio le ha affidato in una maniera del tutto speciale l’essere umano. Ci sono due pericoli sempre presenti, due estremi opposti che mortificano la donna e la sua vocazione. Il primo è di ridurre la maternità ad un ruolo sociale, ad un compito, anche se nobile, ma che di fatto mette in disparte la donna con le sue potenzialità e non la valorizza pienamente nella costruzione della comunità. Questo sia in ambito civile, sia in ambito ecclesiale. C’è l’altro pericolo, in senso opposto: quello di “promuovere una specie di emancipazione che, per occupare gli spazi sottratti dal maschile, abbandona il femminile con i tratti preziosi che lo caratterizzano

San Paolo vede nella maternità, nella cura e nell’educazione dei figli la possibilità per ogni donna di riscattare a pieno se stessa e sono molte le donne che la pensano nel medesimo modo. Anche io sono d’accordo ma… c’è molto di più. Ci sono diversi retaggi culturali da sorpassare ed esiste un solo modo per poterlo fare: facendo qualcosa. Ho la convinzione che la donna possiede due anime, e per farle vivere entrambe nell’unica vita che spetta alla donna, ci sono tantissime opportunità.

Vi aspetto qui la prossima settimana per mostrarvi tutte le opportunità che noi donne abbiamo per vivere pienamente le nostre due anime.

Vi abbraccio

Paola ♥

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