Matrimonio e Patrimonio: compiti, oneri e onori di mamma e papà.

by Paola Cortazzo
Fin dai tempi che furono, l’uomo e la donna hanno sempre avuto ruoli ben distinti.

Nel primo vocabolario della lingua italiana, Il vocabolario degli Accademici della Crusca, alla parola matrimonio, dal latino matrimonium – mater – monium, troviamo: «Matrimonio è una congiunzione dell’huomo, e della donna, la quale ritiene una usanza di vita, la quale dividere non si può. E perchè nel matrimonio apparisce più l’uficio d’esso nella madre, che nel padre, perciò è determinato più dalla madre, che dal padre. Matrimonio, tanto è a dire, come uficio di madre»

Nello stesso vocabolario, alla parola patrimonio troviamo “Beni pervenuti, per redità del padre”, da latino patrimonium, derivato da pater, ‘padre’, e munus, ‘compito’; dapprima col significato di ‘compito del padre’ poi con quello di ‘cose appartenenti al padre’

Il sacerdote, durante la celebrazione pronuncia queste parole: “dunque è vostra intenzione unirvi in Matrimonio” e ancora “con il sacramento del Matrimonio, il Signore li accompagni sempre con la sua protezione”

Ecco che se aggiungiamo e affianchiamo alla parola matrimonio, patrimonio, troviamo la base dell’unione.

Si potrebbe dire:

  • Gli onori alla mamma
  • Gli oneri al papà
  • E i compiti, ad ognuno i suoi!

Tutto questo sembra essere in conflitto con il contesto in cui viviamo, il quale, sembra faccia di tutto per toglierci di fatto una delle vere poche certezze che abbiamo sempre avuto: uomini e donne sono diversi. Noi possiamo inventare tante cose, anche vederle grigie se sono rosse, ma l’uomo e la donna si distinguono.

Aspetti che non hanno niente a che fare con il concetto di parità e che si fonda sul diritto dell’uguaglianza di TUTTI gli essere umani, che mira a migliorare la condizione della donna sul piano del diritto costituzionale e che, per come poi viene gestito, ha dei risvolti anche nella sfera familiare non sempre positivi.

L’art. 37 Costituzione stabilisce che: “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”.

Bellissima teoria, ma noi mamme lo sappiamo bene che poi non è così nella pratica. “hai voluto la bicicletta e ora pedali” questa immagine sarà più banale (e a me appare anche volgare) ma è la realtà in cui si trovano le mamme che continuano a lavorare. Peccato che queste marcate discriminazioni si ripercuoto sulla famiglia e scombussolano compiti, oneri e onori.

All’atto pratico ci pensa la mamma a riempire il vasetto di marmellata con i soldi che guadagna il papà, il quale provvede al mantenimento della famiglia, che Forse è per questo che vengono poi usate parole come “mantenuta” riferito ad una mamma che sta a casa.

Non proprio tutte le mamme sono d’accordo con questo riconoscimento,  sarà perché il pensiero predominante è  che ai nostri figli non servono ” beni materiali” ma hanno bisogno di noi, della nostra presenza per imparare osservando come si affronta la vita, come parliamo, se ascoltiamo, come aiutiamo gli altri e quali decisioni prendiamo, come si evince dal libro di Meg Meeker ”Boys, 7 segreti per crescere i figli maschi”.

Di fatto, sia mamma che papà hanno compiti, oneri e onori ben distinti forse molto più percepiti quando la mamma sta a casa, e per evitare che i ruoli di entrambi non entrino in conflitto sarà una buona amica la complicità della coppia. Pensate che io anni fa pensavo che essere complici significasse fosse fare tranquillamente la pipì mentre lui si lava i denti, invece è molto di più. Per mantenere saldi e sani gli equilibri è necessario lavorare sulla propria individualità e indipendenza. Come si può? Ve lo racconto mercoledì prossimo.

Grazie per essere stati con me anche oggi

Vi abbraccio

Paola ♥

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