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Mi piace e non mi piace

by Paola Cortazzo

Non sono convenzionale. Non seguo la moda. E soprattutto se una cosa mi piace la voglio, giusta o sbagliata che sia. Sarò sempre io a pagare il conto di quello che dico e di quello che faccio … tanto vale che mi piaccia. Tanto vale che … se non mi piace, io faccia il possibile per evitarla. Così vivo serena e una mamma serena, predispone figli sereni.

Mi piace passare il pomeriggio a piedi scalzi, a giocare con le mie bambine su un pavimento che non ho lavato, ma che se avessi lavato mi avrebbe tolto il tempo da passare con le mie figlie.

Mi piace passare tre ore a friggere le melanzane, come me lo ha insegnato mia nonna, riempirmi di olio, e poi mangiarle in cinque minuti perché è uno dei miei piatti preferiti.

Mi piace lasciare agire l’anticalcare nella doccia per ore, perché mio figlio mi chiede all’improvviso di accompagnarlo a comperare gli occhiali da sole, e dimenticarmi così della doccia da pulire.

Mi piace sentirmi più bella perché sono stata dal parrucchiere.

Mi piace uscire per caso, una sera con mio marito, per un caffè e infilarmi il primo vestito che capita dimenticando le mutandine, così che in macchina lui possa accorgersene.

Mi piace essere tornata al mare, in quel piccolo borgo. Uscire all’alba e camminare. Da sola. Con me.

Mi piace definirmi una persona empatica, di quelle che vivono per sensazioni. Quelle che lo sentono un sorriso finto. Così faccio il possibile per evitarlo. Nessuno può attentare alla mia serenità.

Mi piace essere seduta su un treno, con la mia mamma seduta di fronte a me, per andare a Spa-ssarcela io e lei, lasciando tutti a casa, senza sentirmi in colpa.

Mi piace far riposare il mio corpo, dar pace alla mia mente e ascoltare il mio cuore

Mi piace il mio sapermi “non farmi intossicare” dalla bruttezza che aleggia in troppi angoli di questo mondo.

Mi piace non farmi dominare dalla paura.

Mi piace il prosecco (grazie mamma).

Mi piace dire quello che penso, anche se non è quello che pensano tutti, perché se me ne privassi mi priverei della mia libertà.

E se poi, una cosa non mi piace, non la nascondo. Anche se non sempre la dichiaro ad alta voce. E lascio parlare i miei occhi.

Ma oggi saranno le mie parole a raccontare quello che finora ho detto (quasi sempre) solo con gli occhi. Quello che non mi piace.

Le persone si affacciavano ai balconi e cantavano. Appendevano lì i loro arcobaleni e scrivevano #andràtuttobene.
Lo abbiamo fatto anche noi. Un arcobaleno gigante. E bellissimo.

Dicevano: “Saremo persone migliori. Questo tempo ci sta insegnando i veri valori. Abbiamo scoperto il valore di un abbraccio”

E io pensavo: “La nostra specie non diventerà migliore. Si eleverà per quello che è. Il buono rimarrà buono, e sarà così anche per il cattivo.”

La sventura è una sorta di talismano che ha la virtù di rafforzare la nostra indole originaria: essa rende maggiore la diffidenza e la cattiveria in certuni e in altri, fondamentalmente di animo nobile, potenzia la bontà.” H. De Balzac

Oggi le persone si dicono: “Speriamo finisca presto”
E così senza accorgercene, ce ne stiamo ad aspettare. Aspettiamo che questo virus ci lasci, anziché imparare a conviverci. Aspettiamo che ricomincino le scuole, anziché prepararci al fatto che potrebbero non ricominciare. Soprattutto, stiamo aspettando tutti una libertà che ci è stata brutalmente rubata.
Con chiunque abbia parlato in questi mesi, la frase più frequentemente sentita è stata: “Speriamo si possa fare”

Ecco di cosa non ci rendevamo conto. Non siamo più liberi di fare progetti, di pensare al futuro, di vivere.

Siamo tutti in attesa di un decreto che ci vieterà delle cose, e ce ne permetterà altre. E noi ci schiereremo, chi da una parte e chi dall’altra. Come siamo soliti fare. Difficilmente sentiremo versioni diverse da quelle raccontate dalla massa. È molto più facile portare avanti il pensiero di qualcun’altro, perché non impone responsabilità.

Stiamo a guardare i nostri ragazzi, vestiti tutti uguali (che se li vedi di spalle potresti non riconoscerli), ma se poi ne vediamo uno vestito in maniera diversa lo additiamo e gli chiediamo: “Ma come ti sei svegliato questa mattina???” Siamo talmente inclusi in un sistema che tutto il resto ci sembra sbagliato.

E tutto quello che “non è quello che fanno tutti”, siamo abituati a vederlo in modo strano.

Sono stata in vacanza e uno dei miei figli mi ha fatto notare che ero l’unica ad indossare la mascherina. Ho passeggiato tra le bancarelle di un mercato alle 7.30 di un mattino, e una vigilessa era lì per ricordare a tanti l’obbligo della mascherina e ho sentito una persona risponderle: “Vado via subito” proprio come quando metti la macchina in divieto di sosta. E una persona ha mandato “a quel paese” me e mia mamma perché non lo abbiamo fatto salire sull’ascensore mentre c’eravamo noi. Probabilmente non aveva letto quell’avviso che invitava gli ospiti di quell’albergo ad aspettare che l’ascensore fosse vuoto per salirci. Comunque noi eravamo in vacanza e non potevamo andare dove voleva lui. Quindi siamo rimaste nell’ascensore che ci stava portando alla Spa.

Quando entri in metropolitana ci sono delle frecce che indicano le direzioni di entrata e di uscita, ma che pochi vedono perché sono per terra.
E così, forse le persone si sentono libere. Perché non seguono le frecce. Perché non le vedono, o più semplicemente fanno finta di non vederle.

Ma questi sono dettagli. Tutti questi lo sono. La cosa che mi ha sconcertato è stata la bruttezza che ho scoperto in alcuni volti, soprattutto negli occhi di alcune persone.

Le persone sono arrabbiate.
Le persone sono più arroganti.
Le persone sono più egoiste.

E tremendamente più tristi.

E hanno trovato nel virus un motivo in più per esserlo. Questo 2020 sarà ricordato per essere tra i più maledetti per molti. Per tutti quelli che non hanno mai saputo apprezzare le cose belle della vita. Per tutti quelli che hanno bisogno di un pretesto per essere arrabbiati anche in vacanza. Per tutti quelli che nei loro fallimenti ci vedono le colpe degli altri. Per tutti gli immaturi.

Non sono molto centrata sul “fai come ti dico”. Io non lo faccio neanche con i miei figli, ma vi racconto come faccio io. Allontano da me tutte quelle persone negative che ostruiscono il mio benessere, che fanno a cazzotti con i miei sogni e vorrebbero rendere pesanti le mie giornate. In realtà sono io che mi allontano, e lascio andare senza alcuna fatica e senza sentirne la mancanza. Funziona. E mi piace. Ma soprattutto mi rende libera.

Vi abbraccio e vi do appuntamento alla prossima settimana.

E vi ringrazio per essere tornati a trovarmi.

Paola ♥

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