Sarà un Buon natale!!!

by Paola Cortazzo

Manuela ha trasformato i divani di casa in gonfiabili e mentre scivolava, o meglio, saltava da un bracciolo all’altro, è caduta e ha sbattuto la testa. Il suo volto diventato di un colore variabile tra il bianco avorio e bianco neve, ci convince che non basterà mettere la sveglia ogni due ore per vegliare sul suo sonno, quindi ci mettiamo in macchina e andiamo in ospedale.

Entriamo solo io e Manuela e l’attenzione va immediatamente alla macchinetta delle cose buone. Per fortuna ho delle monetine. Dopo aver mangiato e aver bevuto, Manuela si sdraia sulle mie gambe, raggomitolata in quella copertina che ho raccolto da casa prima di venir via, e mentre mi racconta la storia di Gesù, si addormenta. Ci chiamano in sala visita dopo due ore e mezza di sonno. Sveglio Manu e le faccio alcune domande del tipo “dove siamo?” e “perché?”, così quando incontriamo il medico, accorciamo i tempi. Manuela è vigile e presente, e possiamo scegliere se continuare la notte in sala d’attesa oppure tornare a casa.. Scegliamo la seconda.

Per fortuna abbiamo un weekend davanti così possiamo monitorare la situazione e prepararci agli ultimi due giorni di festa a scuola, prima di dedicarci interamente ai preparativi del nostro pranzo di Natale. Ci sono tante sorprese che aspettano tutti i bambini tra cui il “Pranzo di Natale (a scuola)” e le bambine sono eccitatissime. Andranno a scuola vestite a festa e per essere eleganti “come si deve” e Matilde prepara sul suo comodino i suoi gioielli, collana e anelli, ma … con un po’ di tristezza perché non potrà indossarli. “C’è il virus mamma e non si possono mettere per andare a scuola …” “Mati, li metterai quando tornerai a casa e poi anche per il nostro pranzo di Natale, va bene?” “Si mamma” mi risponde e abbraccia il suo pupazzo per mettersi a dormire. Sono le 21.15.

Dopo quindici minuti Matilde sta piangendo. Corro da lei. “Mati, amore, che c’è??? Perché stai piangendo???” M-a-m-m-a …(dice singhiozzando) … qualcuno si è mangiato il mio anello con l’ananas ….” Amore … chi si è mangiato il tuo anello???” “I-o-o-o-o-o…” mi confessa continuando a piangere. Ora quella bianca come la neve sono io. Metto Matilde seduta sul letto, non sapendo bene se sto facendo la cosa giusta e non sapendo neanche se pensare ad una fantasia magari sopraggiunta nel dormiveglia di Matilde, oppure ha davvero mandato giù un anello. “Mati, andiamo a fare una foto al tuo pancino per vedere dov’è finito il tuo anello, ok???

Fino al momento del flash ho sperato fosse una fantasia. Invece no. L’ho visto con i miei occhi quell’anellino (e ho visto anche l’ananas), dentro il piccolo corpicino di Matilde. “Ma come le è venuto in mente di metterlo in bocca?” Indossa i suoi anellini ricevuti in regalo dalla sua nonna da tempo, ma ancora una volta imparo quanto i nostri figli siano avanti a noi, imprevedibili e capaci di farci sentire “non abbastanza sul pezzo”. Ora il mio pensiero è: “Come dovrà uscire da lì???” ma il  dottore del pronto soccorso legge i miei pensieri: “Signora, un corpo estraneo può essere “acuminato” o “non acuminato. Matilde ha ingerito un corpo estraneo non acuminato che dovrà espellere da sola

Fantastico!!! E non so se questa è una buona notizia.

Vi lascio immaginare in che modo dovrò accertarmi che l’anello uscirà nei prossimi giorni. Ma al di là dei dettagli, gli episodi e lo sgomento di quegli istanti, le ore che ho trascorso seduta su quelle sedie mi hanno regalato e insegnato qualcosa.

La prima. Spariranno tutti gli anelli da casa e avviserò il futuro fidanzato di Matilde che sarebbe meglio evitare di regalarle anelli. Le piacciono al punto di mangiarseli.

La seconda. Eravamo fortunate ad essere li per una brutta caduta che non ha avuto conseguenze ed un anello ingerito che in qualche modo uscirà e (a quanto riferitomi dal medico) la situazione si risolverà presto e senza danni.

La terza. Ho avuto del tempo non calcolato per pensare … e anche per ascoltare.

Mentre aspettavamo nel corridoio io e Manuela, durante la nostra prima gita in ospedale, ho sentito le indicazioni che il medico stava dando alla signora che era ancora nella stanza due, quella destinata a noi. Quando finalmente chiamano il nostro numero, ci avviciniamo ma il medico ci chiede di aspettare ancora un attimo … e senza volerlo ascolto anche io le indicazioni che il medico da alla signora:

Il medico: “Signora, è qui da sola?
La signora: “Si
Il medico: “Deve chiamare qualcuno per tornare a casa. Qualcuno può venire a prenderla?
La signora: “Chi può fare questo servizio? Chi può portarmi a casa?”
Il medico: “Signora, deve chiamare qualcuno. Lei vive sola?
La signora: “Si. Mio marito è morto e i miei figli ormai sono per i fatti loro. Ci sarà qualcuno che può portarmi a casa.
Il medico: “Ma signora serve che qualcuno la controlli questa notte e che vigili sul suo sonno. Ha un vicino che può controllarla?”
La signora: “Ma no … adesso è tardi, Non posso disturbare i miei vicini
Il medico: “Signora lei deve chiamare i suoi figli
La signora: “Dottore, non si preoccupi. Mi ha detto che la tac è a posto, io posso andare a casa tranquilla. Domani mattina avviserò i miei vicini e chiamerò i miei figli. Se poi stanotte verrà a prendermi mio marito, festeggerò il Natale insieme a lui. E io sarò contenta finalmente

Alla signora sono state date tutte le indicazioni su quanto avrebbe dovuto fare nei giorni seguenti, appuntamenti da prendere e precauzioni da adottare. Poi è stata “messa” nel corridoio ad aspettare un’ambulanza che l’avrebbe riaccompagnata a casa.

Avrei voluto sentire quel medico dire: “Signora, facciamo così … lei starà qui questa notte così ci saremo noi. Domattina chiameremo i suoi figli o i suoi vicini.”

Mi sono avvicinata a quella signora e le ho detto: “Signora, le lascio il mio numero di telefono. Lo usi e mi chiami se avrà bisogno” Lei mi ha sorriso, senza dire nulla.

Poi, io e Manuela siamo entrate nella stanza due e quando siamo uscite la signora era già andata via. In realtà avrei voluto accompagnarla a casa, ma aveva bisogno di un supporto che io non avrei potuto darle, perché fisicamente la signora non era autonoma. Si, mi è anche venuto in mente che avrei voluto portarla a casa con me, non avrei fatto fatica a vegliare anche sul suo sonno oltre a quello di Manuela.

Mentre in macchina tornavo a casa con Manuela seduta accanto a me nel suo seggiolino, pensavo a quella signora che rientrava nella sua solitudine in ambulanza.

E alla mia mente sono tornate immediatamente nitide quelle parole di Anthony Hopkins che ho anche usato nell’Agenda della Mamma a tempo pieno … che vive leggera!!! per la grande verità che si portano dietro. Ve le riporto:

“Lascia andare le persone che non sono pronte ad amarti. Questa è la cosa più difficile che dovrai fare nella tua vita e sarà anche la cosa più importante.
Smetti di avere conversazioni difficili con persone che non vogliono cambiare.
Smettila di presentarti alle persone che non hanno interesse per la tua presenza. So che il tuo istinto è quello di fare del tuo meglio per essere apprezzata da chi ti circonda, ma è un impulso che ti ruba tempo, energia, salute mentale e fisica.
Quando inizi a lottare per una vita con gioia, interesse e impegno, non tutti saranno pronti a seguirti in quel luogo.
Ciò non significa che devi cambiare chi sei, significa che devi lasciare andare le persone che non sono pronte ad accompagnarti.

Se sei esclusa, insultata, dimenticata o ignorata dalle persone a cui dedichi il tuo tempo, non ti stai facendo un favore continuando a offrire loro la tua energia e la tua vita.
La verità è che non sei per tutti e non tutti sono per te.

Questo è ciò che rende così speciale gli incontri con persone con cui hai amicizia o amore reciproci. Saprai quanto è prezioso perché hai sperimentato ciò che non è.

Più tempo passi cercando di farti amare da qualcuno che non ne è capace, più tempo sprechi privandoti della possibilità di quella connessione con qualcun altro.

Ci sono miliardi di persone su questo pianeta e molte di loro ti incontreranno, al tuo livello di interesse e impegno.

Più rimani coinvolto con persone che ti usano come cuscino, opzione di sfondo o terapista per la loro guarigione emotiva, più a lungo ti allontani dalla comunità che desideri.

Forse se smetti di presentarti, non ti cercheranno. Forse se smetti di provare, la relazione finirà. Forse se smetti di inviare messaggi, il tuo telefono rimarrà scuro per settimane.

Ciò non significa che tu abbia rovinato la relazione, significa che l’unica cosa che l’ha sostenuta è stata l’energia che solo tu hai dato per mantenerla. Questo non è amore, è attaccamento. È voler dare una possibilità a chi non se lo merita!

La cosa più preziosa che hai nella tua vita è il tuo tempo e la tua energia, poiché entrambi sono limitati. Ciò a cui dedichi tempo ed energia definirà la tua esistenza.

Quando ti rendi conto di questo, inizi a capire perché sei così ansioso quando passi del tempo con le persone, in attività, luoghi o situazioni che non ti si addicono.

Inizierai a realizzare che la cosa più importante che puoi fare per te stesso e per tutti quelli intorno a te è proteggere la tua energia più ferocemente di qualsiasi altra cosa.

Rendi la tua vita un rifugio sicuro, dove solo le persone “compatibili” con te sono ammesse.

Non sei responsabile del salvataggio di nessuno. Non sei responsabile di convincerli a migliorare. Non è il tuo lavoro esistere per le persone e dare loro la tua vita!

Perché se ti senti male, se ti senti obbligato, sarai la radice di tutti i tuoi problemi a causa della tua insistenza, temendo che non ti restituiscano i favori che hai concesso. È il tuo unico obbligo realizzare che sei il padrone del tuo destino e accettare l’amore che pensi di meritare.

Decidi che meriti una vera amicizia, un vero impegno e un amore completo con persone sane e prospere.
Quindi aspetta e vedi quanto tutto inizia a cambiare.”

Queste sono parole forse troppo forti se rivolte ad una mamma, dalla quale probabilmente ci si aspetta altro. Più o meno inconcepibile che una mamma riesca a lasciare andare, soprattutto se ci si rivolge ai propri figli. Molto più credibile che i figli “siano per i fatti loro”. Ma non riesco a non pensare che quella signora in ospedale potrebbe essere chiunque tra noi mamme. E non riesco a non pensare che per lei, il pranzo di Natale, non sarà diverso da tutti gli altri suoi pranzi.

Per molte persone, come per quella signora, non sarà Natale … e non sarà per colpa di una pandemia.

Ma  il Covid arriva e … “i soli abituali” quest’anno si sentiranno meno soli. Quelle mamme, e quelle persone che vivono con la loro solitudine ogni giorno da molto prima dell’arrivo del virus, sanno che non saranno gli unici in questo Natale a pranzare da soli.

Vorrei che le mie preghiere e i miei auguri più speciali arrivassero a tutte queste persone.

Desidero inoltre fare a tutti voi i miei più cari auguri di un Natale sereno e armonioso.

Un abbraccio particolare a tutte le Mamme.

Mamma, prenditi cura di te. E inizia subito

 

Credo nella vera essenza del Natale. E’ così che avviene la magia.

E sarà per tutti un Buon Natale!!! E prezioso.

Vi abbraccio

Paola ♥

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