Io scelgo le scarpe, non le mimose. Voglio scarpette rosse.

by Paola Cortazzo

Ascolto in televisione l’ennesima storia di una donna che viene ammazzata. Ogni giorno ascolto di queste storie e subito torno alla storia che ho vissuto io.
Non ero indipendente economicamente, questo il primo tassello che fa di me una facile preda, una donna di quelle da tenere in trappola. Una di quelle donne vittima del suo carnefice, dipendente da alcool (e chissà quali altri problemi), e così mi trovavo in balia di una situazione che mi teneva prigioniera.
Lavoravo in nero, eh si perché, madre di quattro figli e ritenuta non troppo affidabile .. eppure al lavoro ci andavo ogni santo giorno. E quando tornavo a casa era sempre la stessa storia. Erano violenze fisiche soprattutto ma non solo, alle quali ero sottoposta io, ma anche i miei figli. Ho chiamato tante volte i carabinieri e ogni volta mi sentivo dire la stessa cosa: “Signora, si calmi, è suo marito. Vedrà che si risolve”. Ricordo tra le tante quella volta in cui sbattuta fuori di casa alle quattro del mattino camminavo al ciglio di una strada insieme ai due dei mie miei figli e mi recavo in caserma … con gli occhi neri coperti da tutte le lacrime che potevo,e loro, i miei figli, stretti nelle mie mani. I carabinieri, dopo due ore passate lì, ci riaccompagnavano a casa. E ogni volta ricominciava la mia “via crucis”. Ho perso la mia dignità di donna e di mamma e nessuno mi ha aiutata ad uscire dalla mia galera

Firmato, una Donna.

Questa lettera l’ho ricevuta qualche settimana fa. Mi è stato chiesto di non mettere il nome della protagonista di questa storia, ma potremmo tranquillamente associare il suo nome a quello di ognuna di noi. Ad ognuna potrebbe capitare … Ammiro la dignità con cui questa donna ha parlato della grande impotenza nella quale ha vissuto per anni, e la sua volontà di raccontarsi perché altre donne sappiano che non sono le sole, ma anche sole, si può uscire da quella gabbia.

Le istituzioni non sono attrezzate e forse neanche capaci di farsi davvero carico di vite che rischiano di finire per mano della pazzia umana. E così malgrado le campagne o le scarpette rosse, le donne continuano a vivere in un sistema che non sa proteggerle.

Voglio capire cosa c’è di tanto difficile che impedisce interventi tempestivi e capaci di salvaguardare le vite di queste donne, che sono anche mamme, che si trovano ingarbugliate nelle grinfie dei loro assassini. Voglio sapere perché è una donna che deve scappare. Voglio ascoltare la verità.

Senti in tv che LEI aveva lanciato un grido di allarme ma prima che potesse arrivare all’appuntamento con la sua salvezza, il suo carnefice è riuscito ad anticipare. E questo accade troppo spesso. E tu ti ritrovi sola con le violenze che subisci e con tanti che fanno finta di niente.

La mia pelle rabbrividisce quando ripenso ad una frase che ho sentito con le mie orecchie, uscire dalla bocca di una donna.
“Vedi che bravo. Le porta i fiori, non fiori qualsiasi, ma le mimose”. Questa donna sapeva delle violenze dentro quelle mura in cui arrivavano i fiori …

E no, non possiamo portare fiori senza scarpe. Non riesco a guardare o sentire il profumo delle mimose, senza pensare al rosso di un paio di scarpette rosse.

Mi piacciono sia i fiori che le scarpe.

Ma le mimose … le mimose non mi sono mai piaciute.
Ricordano una triste storia. E oltretutto dopo mezza giornata dentro ad un vaso cominciano a perdersi, ad annerire, e poi finisce che puzzano.

Le scarpe, quelle rosse, mi piacciono un po’ di più. Forse perché anche se non l’ho ancora deciso, il rosso è il mio colore preferito. Ma anche queste da un po’, sono diventate il simbolo di qualcosa che racconta tristezza. Sono diventate il simbolo di una delle atrocità più meschine e codarde.

Io scelgo le scarpe e non le mimose. Voglio scarpette rosse.

Le scelgo perché mentre con dei fiori in un vaso vedo la fine certa e vicina di quel giallo acceso che finisce per sbiadire, con le scarpe posso camminare e posso immaginare tutti quei passi che si possono fare. Che tutte le donne possono fare. Per arrivare ovunque.

Lo so. Lo so che siete sole. E che potete affidarvi solo al vostro coraggio. So che vi sentite impotenti e so che le vostre scarpe sono già tutte consumate. So che le vostre gambe sono stanche di camminare sulla terra di nessuno, dove è difficile far sentire la propria voce.

Togliete le scarpe e mettetevi a correre. No, non per scappare, ma per andare incontro alla vita che vi meritate. Datevi la possibilità di vivere, e smettetela di sopravvivere.
E lasciate scappare loro lontano da voi, ai quali non è stato insegnato l’amore.
Voi non li potete salvare, ma avete il dovere di salvare voi stesse.

Fatelo per voi e per i vostri figli, se ne avete.

Insegnate alle vostre figlie l’indipendenza di spirito prima, ed economica dopo. Ai vostri figli maschi insegnate le parole giuste, e a lavare i piatti.
Dite loro che non si prende moglie, così come non si prende marito. Ci si sposa. Non si prende possesso di una persona, ma ci si affida.
Insegnate loro che l’amore può tutto, ma solo quello vero.
Spiegate loro che la dipendenza, soprattutto affettiva, è dannosa .. e non è amore.

Fateci caso a cosa vi dice.
Fateci caso a come lo dice.
Le parole sono l’inizio di tutto.
Tutto inizia con le parole. Quelle dette, e anche quelle non dette. Parole che tagliano e che sfigurano il cuore. Parole che vengono coperte da un mazzo di mimose. Parole a cui si corre il rischio di credere.

E soprattutto sappiate. Sappiate che non è troppo tardi. Non è mai troppo tardi quando capite che è sbagliato. È solo sbagliato. Ma siete in tempo, siete ancora in tempo per vivere.
Scegliete di vivere, e non sopravvivere.

La vostra vita è la cosa più importante.

E se anche la scamperete perché verrete SOLO abusate, picchiate, umiliate, sfigurate, violate e vi verrà risparmiata la vita, la vostra anima sarà lacerata per sempre e lasciata inerme senza ali. 

Non voglio credere, e nemmeno pensare, che nella vita succede come in politica… o a Sanremo, che vincono quelli che “non li avrebbe voluti nessuno”. Voglio continuare a credere che arriverà quel giorno in cui sarà tutto giusto, buono e bello.

Per tutti. Per noi Donne. Esistono diversi amori. E valgono tutti. Tutti, tranne quello malato. Il mio abbraccio speciale a tutte le donne e le mamme.

Paola ♥

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