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Un enorme cambiamento

by Paola Cortazzo

Credo non sia difficile, per ogni mamma che legge queste righe, capire cosa intendo quando affermo che l’arrivo di un figlio mi ha portato in una dimensione non mia. Procura un enorme cambiamento.

Quando sono entrata in ospedale, col pancione e in travaglio (parlo del mio primo parto) avevo un solo pensiero in testa: ” E adesso “questo” come esce ???”. Ero terrorizzata all’idea di partorire. Poi, dopo 19 ore, Umberto, il mio caro medico, che ricordo con tantissimo affetto (quest’omone alto dai capelli bianchi) mi ha fatto capire che un modo c’è sempre.

Quei due giorni in ospedale li ricordo come se avessi vissuto in un altro mondo. Adrenalina a 1000. Eletrizzata. Raggiante. Felicissima. Alla nursery ti fanno la scuola su come prendere il bambino per lavarlo, come mettergli il pannolino, come tenerlo mentre lo allatti. Perfetto. E poi arriva il colloquio con il pediatra che mi dice: ” Signora, tutto ok. Il suo bambino sta bene, anche secondo l’indice di Apgar. Potete andare a casa”. In realtà, avrei voluto che quel pediatra mi spiegasse cosa intendeva. Io non sapevo cos’era quel test. Anzi, non sapevo che era un test. Lui forse pensava lo sapessi. In fondo, ero una mamma. Si, una mamma da due giorni. Altre volte ho avuto la sensazione che fosse scontato che, perchè mamma, dovevo sapere. E adesso che i figli sono 5, capita sempre più spesso. Ma non è cosi. Affatto. Non so sempre tutto.

La differenza rispetto a quel periodo, sta nel modo in cui affronto ciò che non so. Se incontrassi oggi quel pediatra, non avrei problemi a chiedergli di spiegarmi meglio. Invece di annuire con un sorriso che voleva coprire il mio sentirmi ebete e imbarazzata nello stesso momento. Comunque mi aveva detto una cosa importante: Matteo sta bene e si va a casa.

E cosi è cominciato un Bellissimo viaggio. E sono iniziate anche le notti “a non dormire”. Non perchè lui non dormiva, anzi. Ero io che continuavo a tenere i miei occhi su quella carrozzina. Continuavo a guardare l’immensità del miracolo della vita. E il grande regalo che avevo ricevuto. La prima settimana è andata via cosi. Notte e giorno. Poi, mi sono accorta che il tempo era come se volasse via tra una poppata e l’altra, che erano diventate il mio orologio e la mia sveglia. E in funzione di questo trascorrevamo le nostre giornate insieme, e cominciavamo a conoscerci.

Ed ecco che, il mio lasciarmi annientare, è avvenuto con una semplicità stravolgente. Tanto che non me ne sono accorta. Lui dipendeva da me in tutto, facile e naturale mettersi dopo. Non è cosi scontato, invece, capire che col passare dei giorni, delle settimane (e in men che non si dica, anni) dovevo “diventare capace” di portare questo stato di “dipendenza” a “indipendenza”. Non è difficile diventare genitori. Esserlo è difficile.

Frank A. Clark ha detto:La cosa più importante che i genitori possono insegnare ai loro figli è come andare avanti senza di loro”

Il compito più arduo, penso. Non riuscivo a guardare a lungo termine e mi sembrava una meta molto lontana l’indipendenza di mio figlio. Se poi consideriamo che nel giro di poco tempo sono arrivati anche Massimo e Martina, il mio annichilimento lo consideravo più che normale.

Tre piccoli da accudire e gestire. Ricordo giornate intere passate in pigiama. E tutte uguali. Ho sempre pensato che il ripetere ogni giorno, con la stessa frequenza i gesti quotidiani, potesse dar loro quel senso di sicurezza di cui necessitano i bambini cosi piccoli, che non conoscono l’orologio, ma che sanno che dopo il riposino si fa merenda e che dopo la doccia si fa la pappa.

Loro crescevano e ogni giorno conquistavano un pezzetto della loro autonomia, indipendentemente dal fatto che io ero arrivata a perdere la mia. E su quel quaderno, dalla copertina arancione, sono andata a cercare quella cosa che non facevo, ma che, se avessi iniziato a fare con regolarità, avrebbe portato un enorme cambiamento positivo nella mia vita. E cosi è stato. E il mio tempo ho cominciato a riprendermelo da li. Poco alla volta.

una pagina al giorno

Ho iniziato da un libro. Una pagina al giorno. E non saprei dirvi quanto tempo ci ho messo a finire quel libro. Posso dirvi che oggi sono arrivata, più o meno, a due libri a settimana. Il come ve lo racconto mercoledi prossimo.

Direi … Si, proprio un enorme cambiamento.

Vi abbraccio.

Paola ♥

 

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4 comments

Sonia 20 Febbraio 2019 - 14:11

Grande amica mia!♥️

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Paola Cortazzo 20 Febbraio 2019 - 22:57

Grande tu, Grazie di essermi sempre vicina

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Beppe 27 Febbraio 2019 - 21:03

Quello che più mi colpisce di questo racconto è la domanda che ad un certo punto ti poni : ma può essere ??? Loro fanno più cose di me ???
È una presa di coscienza ben precisa che ti ha posto ad un bivio : mi metto in gioco ? Oppure : aspetto che suoni la campanella ?
La tua scelta non è stata ne casuale ne tanto meno ovvia , ma ponderata .
Molti davanti ad un bivio scelgono la strada più facile da percorrere e pochi la via impervia , ma con l’avanzare in quella via hai scoperto un mondo che ti appartiene e che ti rende felice e appagata .
Ottima scelta , direi proprio di sì !!!

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Paola Cortazzo 27 Febbraio 2019 - 21:51

Beppe ti ringrazio per queste tue parole, mi fanno leggere meglio quello che ho scritto e ti ringrazio per l’affetto che ogni volta mi dimostri

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